mercoledì 22 luglio 2015

I classici di TiCB: Juventus 2001-2002

Torna il best of, il mix di pillole pescate dal passato, di TiCB.

Questa rubrica propone infatti alcuni pezzi di storia di Tutto il calcio grazie alla collaborazione con il canale You Tube di Marco d'Alessandro MXMCLASSIC.

Riviviamo assieme le emozioni del 26° titolo bianconero, quello datato 2001-2002
La Roma campione in carica confermò in gran parte la rosa artefice dello scudetto, a partire dalla coppia offensiva Batistuta-Totti; tra i pochi innesti, i giallorossi puntarono sul talento Cassano prelevato dal Bari, mentre come riserva dell'estremo difensore Antonioli si assicurarono dall'Atalanta il giovane prospetto Pelizzoli. Grandi cambiamenti alla Juventus, dove la delusione per i secondi posti dell'ultimo biennio sfociò nel ritorno in panchina di Marcello Lippi: le cospicue cessioni di Zidane al Real Madrid – per la cifra-record di 150 miliardi di lire – e di Inzaghi al Milan  finanziarono inoltre un corposo rinnovamento della squadra, con gli acquisti di Buffon e Thuram dal Parma (per 175 miliardi complessivi), e Nedvěd dalla Lazio (70), assieme alla definitiva promozione a titolare in avanti, al fianco di Del Piero, dello scalpitante Trezeguet. Anche l'Inter ripensò il suo assetto, con Moratti che ingaggiò l'allenatore argentino Héctor Cúper reduce dalle positive stagioni a Valencia: i nerazzurri puntellarono la retroguardia col portiere Toldo e il difensore Materazzi, e rinfoltirono il centrocampo con l'arrivo di Cristiano Zanetti, mentre in attacco, confermato Vieri, offrirono un'altra possibilità ai rientranti Kallon e Ventola, in attesa del pieno recupero fisico di Ronaldo nonché del ritorno in campo di un Recoba ancora bloccato da una lunga squalifica. Il Milan, che ingaggiò l'ex gigliato Fatih Terim alla guida tecnica, oltre a Filippo Inzaghi aggregò alle proprie file l'ex viola Rui Costa e l'ex interista Pirlo. La Lazio, che vide presto l'avvicendamento tecnico tra Zoff e Zaccheroni, puntò sugli stranieri Stam e Mendieta nonché su Fiore. Il Parma, che a sua volta vedrà un discreto turbinio in panchina, si rinforzò con Frey e Nakata mentre la Fiorentina, che andrà suo malgrado incontro a una delle annate più tribolate della sua storia, confidava tuttavia in un campionato di spessore grazie alle giocate di Morfeo e, da gennaio, nei gol di Adriano. Anche l'Udinese scelse di rimpolpare l'attacco con l'acquisto di Di Michele. Cauet e Cristiano Lucarelli andarono invece a vestire la maglia granata del Torino, di nuovo in A dopo la vittoria del torneo cadetto.
In una stagione che si rivelerà tanto incerta e combattuta dall'inizio alla fine, ai nastri di partenza passò inizialmente in secondo piano il debutto della matricola Chievo e, di conseguenza, l'arrivo in Serie A del derby di Verona giocato con l'Hellas: la città veneta diventò la quinta a poter vantare una stracittadina nella massima categoria dopo Genova, Milano, Roma e Torino. Per la loro prima avventura nell'élite del calcio italiano, i clivensi si rinforzarono col portiere Lupatelli, Perrotta e il ritorno di Legrottaglie, così come i cugini scaligeri accolsero Frick e Paolo Cannavaro. Per quanto concerne le altre due neopromosse, i corregionali del Venezia cercarono di dare qualità al loro undici titolare con l'inserimento di Vannucchi, mentre il Piacenza ricorse all'esperienza di Di Francesco e ai gol di Hübner, prolifico bomber di provincia. A Brescia si segnalò l'arrivò da Barcellona del plurititolato Guardiola, assieme a quello del nuovo terminale offensivo Toni che andò a formare un tridente coi confermati Roberto Baggio e Tare. Tra le sorprese della precedente annata, il Perugia continuò nella sua opera di valorizzazione dei giovani dando stavolta fiducia all'allora sconosciuto Grosso, pescato in Serie C2; a stagione in corso gli umbri integreranno poi in rosa la punta Bazzani. L'Atalanta sostituì Pelizzoli con l'esperto Taibi, ampliando poi con Comandini il suo parco attaccanti. Infine, in un campionato che vide la quasi totalità delle squadre partecipanti localizzata nell'area centro-settentrionale del Paese, spettò ai salentini del Lecce, che si affidarono agli uruguaiani Giacomazzi e Chevantón, il compito di rappresentare da soli l'intero Mezzogiorno d'Italia. La stagione prese il via il 25 agosto 2001, con favorite le milanesi, le romane e la Juventus. Furono proprio i bianconeri di Lippi a partire meglio di tutti, alla terza giornata già primi in solitaria e a punteggio pieno, ma superati due domeniche dopo dall'Inter di Cúper. A dispetto delle premesse, il vero protagonista del girone d'andata fu però il neopromosso Chievo di Luigi Delneri e del giovane presidente Luca Campedelli, squadra di un piccolo borgo veronese di stanza tra i professionisti da poco più di quindici anni e all'esordio assoluto nel massimo campionato, che grazie al suo vivace ed efficace gioco – sospinto dalle ali Eriberto-Manfredini, nonché dal futuro campione del mondo Perrotta e dalla coppia d'attacco Corradi-Marazzina – andò in testa alla classifica il 21 ottobre rimanendoci poi per l'intero mese di novembre; il positivo momento del calcio veneto venne caratterizzato anche dal buon avvio dell'altra compagine cittadina, l'Hellas di Alberto Malesani issatosi al quarto posto, e che verso la metà del mese fece suo anche il primo derby dell'Arena giocato in Serie A. Frattanto la Juventus conosceva un periodo di crisi, mentre un cammino altalenante indusse il Milan a sostituire il turco Terim con l'ex rossonero Carlo Ancelotti. Il 2 dicembre i clivensi persero la vetta della graduatoria in favore dell'Inter, il cui primato durò tuttavia lo spazio di due settimane, allorché vennero sconfitti in casa nello scontro diretto dallo stesso Chievo, di nuovo primo in coabitazione con la Roma di Fabio Capello. La squadra meneghina non demorse e concluse comunque l'anno solare davanti a tutti, ma il 6 gennaio venne sopravanzata dai capitolini, che si fregiarono così per la seconda volta consecutiva del simbolico titolo d'inverno.
La tornata conclusiva vide l'allontanamento dalle zone di vertice del Milan, che pagò la prolungata assenza del suo centravanti Inzaghi infortunatosi sul finire del girone d'andata, e del Chievo, con l'avvicinamento di una Juventus tornata in forma dopo gli stenti autunnali complice anche la definitiva integrazione in squadra di Nedvěd, il quale, dopo le iniziali difficoltà patite nell'intelaiatura bianconera, trovò una nuova dimensione sulla trequarti. La lotta diventò così a tre, con nerazzurri e giallorossi che si alternavano in vetta domenica dopo domenica, mentre la Vecchia Signora seguiva a ridosso. Il torneo sembrò arrivare a una svolta il 24 marzo quando l'Inter, battendo in casa la Roma nello scontro diretto, distanziò rispettivamente di tre e quattro lunghezze capitolini e torinesi. La domenica successiva il distacco sulla Juventus crebbe a sei punti e sembrò tagliare fuori i piemontesi; una sconfitta a San Siro della capolista alla trentesima giornata, contro un'Atalanta sospinta dalle sempre più frequenti reti di Doni, riaprì però i giochi. A tre turni dalla fine l'Inter affrontava una trasferta sul campo del Chievo, con Juventus e Roma impegnate anch'esse fuori casa, contro piacentini e rossoneri: se in prossimità del novantesimo i nerazzurri parevano aver ipotecato il titolo vincendo di misura al Bentegodi, mentre le due inseguitrici permanevano sul pareggio, nei minuti finali le simultanee marcature di clivensi e torinesi limarono d'un colpo da cinque a solo uno i punti di vantaggio dei meneghini sui piemontesi, i quali approfittarono del pari della Lupa a Milano sopravanzandoli al secondo posto. Dopo una penultima giornata che non cambiò le carte in tavola, le tre squadre arrivarono quindi a novanta giri di lancetta dal termine, il 5 maggio 2002, in questa situazione di classifica: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. 
Colpevoli di aver dilapidato troppi punti con le "piccole", per i giallorossi, impegnati al Delle Alpi contro il Torino, le speranze di bissare il tricolore apparivano scarse. Più fiduciosa era la Juventus, di scena sul campo di un'Udinese che sette giorni prima aveva raggiunto la salvezza. I piemontesi confidavano soprattutto nella Lazio che sfidava proprio l'Inter, e che con una vittoria poteva ancora rientrare nei giochi per l'Europa. Tuttavia l'intero pomeriggio sembrava vivere unicamente sull'attesa di un annunciato trionfo nerazzurro, tanto che la stessa tifoseria biancoceleste – sia per il saldo gemellaggio con la curva milanese, per disprezzo nei confronti della propria dirigenza, nonché per timore che lo scudetto potesse nuovamente finire appannaggio dei concittadini e rivali giallorossi –, si era pubblicamente schierata a favore di un successo dell'Inter, "scaricando" di fatto la loro squadra e colorando di nerazzurro l'intero Olimpico. Al Friuli, già dopo dieci minuti la Juventus aveva risolto la pratica con i gol del capocannoniere Trezeguet e del capitano Del Piero. A Roma, quando il Biscione andò in vantaggio per la seconda volta nella prima frazione, dopo un primo pareggio biancoceleste, la partita parve decisa così come l'esito del torneo: eppure, dapprima arrivò allo scoccare dell'intervallo la seconda rete dei laziali, che poi nella ripresa dilagarono fino a trionfare per 4-2 su di un Inter che, al rientro dagli spogliatoi, incappò in un deciso crollo sia sul piano atletico che, soprattutto, mentale; alcuni giocatori nerazzurri vennero colti da crisi di pianto nel bel mezzo della sfida, vedendosi sfuggire sul filo di lana un successo che in casa meneghina mancava ormai dal 1989.
A Udine si assegnò così il ventiseiesimo scudetto bianconero, a premiare una squadra capace di arrivare al rush finale in migliori condizioni fisiche rispetto agli avversari, nonché lucida e stoica nel credere fino in fondo a una rimonta apparsa, a tratti, proibitiva. Complice la contemporanea vittoria esterna della Roma sui granata, l'Inter portò suo malgrado a termine un harakiri che la fece scivolare al terzo posto della graduatoria. L'epilogo di questo campionato, considerato tra i più belli e avvincenti da trent'anni a quella parte, rimase impresso nella memoria collettiva tanto che, da allora, il «5 maggio» è divenuta una delle date "simbolo" nella storia del calcio italiano, ricordata con opposti sentimenti dalle tifoserie bianconere e nerazzurre, e presto trasformatasi in uno dei pilastri della mai sopita rivalità fra i due club. Grazie al successo sull'Inter la Lazio entrò dunque in Coppa UEFA, a spese di un Bologna battuto di una sola lunghezza. Fu Europa anche per il Chievo quinto in classifica, neopromossa che si affacciava subito al palcoscenico continentale: dopo aver superato un periodo di flessione, la matricola clivense si riprese fino a cullare il sogno di un posto in Champions League, che alla fine fece suo il più quotato Milan. Salvezze anticipate e senza eccessivi patemi per Perugia, Atalanta, Torino e un Parma in decisa caduta – che raddrizzò tuttavia l'annata trionfando in Coppa Italia –, mentre in coda si registrarono le discese tra i cadetti del Venezia, di una Fiorentina preda di una crisi tecnica e ancor più finanziaria, del Lecce e, a sorpresa, del Verona che mancò la salvezza nonostante il buon girone d'andata: agli scaligeri fu fatale lo scontro diretto, all'ultima giornata, contro il Piacenza dell'altro capocannoniere Hübner nonché una graduatoria stretta per il quindicesimo posto, nella quale fino al fischio finale era coinvolto pure un Brescia frenato, nella tornata di ritorno, dai guai fisici occorsi a Roberto Baggio – tuttavia protagonista di un vero e proprio "miracolo" sportivo, tornando in campo a 77 giorni da una rottura del legamento crociato anteriore. Retrocessione ben più amara per i gigliati, dopo un campionato anonimo su cui pesò oltremodo, a posteriori, il serio infortunio al lanciato Chiesa: in estate arriverà dapprima il fallimento del club di Cecchi Gori e, dopo la costituzione di una nuova società, il declassamento della squadra viola in Serie C2.[FONTE WIKIPEDIA].
Ma ecco il momento saliente
Campionato di Serie A 2001-2002
34a Giornata - Lazio - Inter 4-2
2 Maggio 2002
Radiocronaca di Riccardo Cucchi e Bruno Gentili e Livio Forma

Ecco la nostra collezione speciale
Noi torniamo prossimamente
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