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mercoledì 14 gennaio 2015

I classici di TiCB: Juventus 1985-1986

Torna il best of, il mix di pillole pescate dal passato, di TiCB.

Questa rubrica propone infatti alcuni pezzi di storia di Tutto il calcio grazie alla collaborazione con il canale You Tube di Marco d'Alessandro MXMCLASSIC.

Riviviamo assieme le emozioni del 22° titolo bianoconero, quello datato 1985-1986
Nell'estate del 1985 i club si ritrovarono a far fronte alle partenze dei giocatori brasiliani che avevano vivacizzato i precedenti campionati (Zico, Sócrates e Falcão) e reagirono con un'imponente mole di scambi. L'Inter di Castagner si rinforzò acquistando dal Verona campione Fanna e Marangon, mentre la lunga trattativa imbastita col Torino per l'acquisto di Serena fallì dopo l'inserimento della Juventus. Proprio la squadra bianconera, campione d'Europa, optò per un pesante rinnovamento dei ranghi, con le cessioni di Rossi (unico acquisto di un Milan in cerca di solidità finanziaria), Tardelli (Inter), Boniek (alla Roma) e Vignola (Verona) e gli inserimenti di Mauro e dei laziali Laudrup e Manfredonia. Assai ringiovanita la Fiorentina, con gli innesti dei diciottenni Roberto Baggio e Nicola Berti; il Napoli si affidò agli esperti Pecci e Giordano per riscattare il negativo risultato dell'anno precedente.
Dopo l'inizio del campionato parve evidente la supremazia di una concreta Juventus, che nelle prime otto giornate subì tre reti ed eguagliò il proprio record delle vittorie iniziali consecutive (1930-1931)andando subito in testa. Con le milanesi altalenanti, a tentare un inseguimento fu il Napoli, che con una "storica" punizione di Maradona arrestò il 3 novembre la fuga dei bianconeri. Il polacco Boniek, passato in estate dalla Juve alla Roma, inseguito dall'ex compagno di maglia Scirea. In realtà la capolista riprese presto la sua marcia – non lasciandosi condizionare dall'impegno in Coppa Intercontinentale –, e con il record di 26 punti sui 30 in palio nel girone d'andata staccò nettamente le avversarie in difficoltà: l'Inter aveva esonerato Castagner, il Milan attendeva notizie riguardanti l'interessamento dell'imprenditore Berlusconi alla società, mentre in evidente calo era il Verona campione uscente, che per gran parte del girone d'andata rimase impantanato in una zona retrocessione ancora ampia, col Lecce (debuttante nella massima serie a girone unico, dopo l'effimera comparsata nella Lega Sud dei primi anni venti) unica compagine già staccata sul fondo. Con l'inizio del girone di ritorno la Juventus cominciò a rallentare, mentre tra le inseguitrici si distingueva la Roma di Eriksson. Sei vittorie consecutive lanciarono i giallorossi, trascinati da Pruzzo: il 18 febbraio il centravanti affondò l'Avellino con una cinquina e portò la sua squadra a 3 punti di distacco dalla traballante capoclassifica, la quale riuscì comunque, tra febbraio e marzo, a riportare il suo vantaggio a 5 lunghezze. Roberto Pruzzo, per la terza volta miglior marcatore della Serie A con 19 reti. Il 16 marzo, all'Olimpico, la Roma stese la Juventus, che il 6 aprile perse anche a Firenze e vide la rivale incombere a un solo punto di distacco: approfittando del pareggio bianconero del 13 aprile contro la Sampdoria, i giallorossi passarono a Pisa in rimonta e agganciarono la capolista, guardando con fiducia ai non proibitivi impegni delle ultime due giornate; l'epilogo del campionato sembrò indirizzarsi verso uno spareggio-scudetto coi rivali torinesi o non di meno al sorpasso in dirittura d'arrivo da parte dell'undici romano, a questo punto ritenuto da più parti ampiamente favorito. Invece il 20 aprile accadde l'imprevedibile: una Juventus data ormai allo sbando, distratta da nervosismi interni allo spogliatoio nonché dalle voci che davano l'allenatore Trapattoni in partenza dopo un decennio, batté il Milan con un gol di Laudrup, mentre una lanciata Roma, in un Olimpico gremito e fiducioso del buon esito (sottolineato in prepartita dalla "parata" sul campo dell'allora sindaco capitolino, Nicola Signorello) perse a sorpresa con la già retrocessa matricola Lecce (2-3). Nella giornata conclusiva, con una vittoria esterna proprio sui salentini (con analogo risultato 2-3), i bianconeri festeggiarono il loro ventiduesimo scudetto, mentre i giallorossi furono sconfitti anche da un Como rivitalizzato dall'allenatore Marchesi, ma ormai privo di obiettivi da raggiungere. Il romanista Pruzzo si laureò capocannoniere per la terza volta con 19 reti, 17 delle quali segnate nel girone di ritorno. La Juventus del 1985-1986, vincitrice sul filo di lana del suo ventiduesimo scudetto. La messa al bando dell'Inghilterra dopo la strage dell'Heysel e i successi internazionali della Juventus avevano nel frattempo riportato la Serie A ai massimi livelli del ranking europeo, fatto che riassegnò all'Italia la totalità dei quattro posti per la partecipazione alla Coppa UEFA. La lotta per questa zona tornò quindi combattuta e interessante, ed ebbe per protagoniste le milanesi, la Fiorentina e il Torino. La peggior sorte toccò al Milan che, in vantaggio a cinque giornate dal termine, fu duramente scosso dalla fuga in Sudafrica del patron Giussy Farina e dal conseguente rischio di fallimento: i rossoneri infilarono una serie di risultati negativi, totalizzando un solo punto nelle ultime cinque partite, che costarono loro una scottante eliminazione. Non riuscirono mai a inserirsi le pur quotate Verona e Sampdoria. Per la prima volta, retrocessero tutte e tre le squadre provenienti dalla Serie B. Oltre al Lecce, caddero infatti il Bari, alla prima e fugace esperienza in A dopo quindici anni, e il Pisa: i toscani, rimontati nel finale di campionato dall'Udinese, trovarono inizialmente un inatteso viatico nel declassamento a tavolino dei friuliani, retrocessi in seguito a una nuova indagine sul Totonero, per poi andare incontro al loro destino quando, a pochi giorni dalla pubblicazione dei calendari della nuova stagione, la sentenza fu revocata e la pena venne ridotta a una comunque pesante penalizzazione.[FONTE WIKIPEDIA]
Ma ecco il momento saliente
Campionato di Serie A 1985-1986
30a Giornata - Lecce - Juventus 2-3
27 Aprile 1986
Radiocronaca di Enrico Ameri

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Noi torniamo prossimamente
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