mercoledì 8 marzo 2017
17:29

Calcio-Miracoli: La coppa del mondo che non esiste, i mondiali che nessuno conosce

di Jacopo Ramponi per #tuttoilcalcioblog

Inizia oggi una nuova rubrica, un nuova raccolta di storie di calcio. O meglio dei miracoli che solo questo sport può creare

Quante volte abbiamo sentito regioni o nazioni chiedere la secessione? Quasi mai lo stato centrale gliela concede, si creano così dei moti indipendentistici e una fetta del popolo non si sente parte dell’insieme. La Catalogna in Spagna, il Veneto in Italia, i Kurdi in Iraq, l’India con il Regno Unito e quest’ultimo con l’Europa. Alcuni si sono separati e altri no. I primi hanno preso la loro strada e dal giorno della separazione la vita è andata avanti, ma come funziona per quelli che non ci sono riusciti? Si creano degli stati negli stati, sono nazioni che possiamo vedere e toccare ma che, tecnicamente, non esistono.

È proprio in questi paradossi storici che il calcio tira fuori dal cilindro le magie più belle. Immaginate che da degli stati fittizi si riesca ad ottenere una nazionale di calcio, e che tutte si sfidino in un torneo ufficiale, il piatto è servito: Otteniamo una coppa del mondo che non esiste, giocata da calciatori in carne ed ossa che rappresentano delle nazioni che non esistono.

Facciamola breve sulla burocrazia: Questa competizione si chiama “Coppa Del Mondo VIVA”, è stata fondata nel 2006 dalla NF-Board (federazione che raggruppa tutte le nazionali non affiliate alla più celebre FIFA) e al vincitore viene assegnata la Nelson Mandela Cup. Ma dove si gioca? E chi si qualifica? Per rispondere alla prima domanda, il torneo viene giocato ogni due anni, la sede della prima edizione è stata assegnata a tavolino all’Occitania francese, mentre per le edizioni a venire si giocherà in casa di chi ha vinto l’edizione precedente. Mentre la risposta alla seconda domanda è ciò che porta la gente ad innamorarsi di questa competizione, per saperla dobbiamo indagare sulla natura della NF-Board.

Quest’ultima è simile alla FIFA, ma sotto di sé ha solo 50 squadre-membro: 27 europee, 8 asiatiche, 8 africane, 4 americane e 3 oceaniche, l’Italia è quella che rappresenta di più, con le selezioni di Padania, Sardegna, Regno delle Due Sicilie e Città Del Vaticano. Tra le squadre più assurde sono iscritte quella dei Masai, la Groenlandia, il Tibet, l’Himalaya e l’Isola Di Pasqua. Vi starete chiedendo, ma dove trovano 23 uomini per fare una rosa? È proprio questo il punto. Per qualificarsi è necessario rispettare due condizioni: Trovare 23 calciatori e assicurare di avere i soldi per le trasferte. Beh, su 50 squadre ce ne saranno anche troppe a rispettare queste clausole. Sbagliato.

La prima edizione contava la bellezza di quattro squadre, appena sufficienti a giocare delle semifinali. È stata giocata nel 2006 in Francia, dove partecipavano l’Occitania (squadra ospitante), il Principato di Monaco, la Lapponia e il Camerun Meridionale, c’è stato quindi un totale di ben quattro partite di cui due semifinali, la finalina e la finale. Da un torneo del genere ci si può aspettare solo un risultato rocambolesco, infatti è così: L’Occitania arriva terza vincendo a tavolino la finalina con il Camerun Meridionale, che dopo la semifinale persa è tornato in “patria” fregandosene di tutto, mentre la finale, tenetevi stretti, è stata vinta dalla Lapponia con l’allucinante risultato di 21 a 1 sul Principato di Monaco.

La Lapponia ospita quindi la seconda edizione nel 2008, dove le partecipanti sono cinque: Lapponia scandinava, Kurdistan iracheno, Padania italiana, Aramea ebraica e Provenza francese. Essendo in numero dispari cambia anche il formato, questa volta abbiamo un girone all’italiana, dove i primi quattro giocheranno semifinali e finale. La Padania, che tra i convocati conta l’ex Chievo Federico Cossato, stravince il girone a punteggio pieno e con una differenza reti di +11, sfiderà quindi in finale l’Aramea che è arrivata seconda, mentre la finalina è stata vinta dai padroni di casa contro il Kurdistan.

13 Luglio 2008 ore 19, giorno della finale, la Padania infligge un sonoro 2-0 all’Aramea e diventa campione del mondo. Si, avete capito bene, la Padania è campione del mondo. Non potete che essere innamorati di questo semplice quanto magico torneo.

L’edizione seguente viene quindi giocata in Italia, o meglio, in Padania (non chiedetevi quali siano i confini perché nemmeno i leghisti li sanno), dopo solo un anno dopo la precedente. I partecipanti questa volta sono sei, con il debutto dell’Occitania francese e del Gozo maltese, va da sé che cambia anche il formato del torneo. Abbiamo così due gironi di sola andata composti da tre squadre, dopo i quali i primi qualificati giocano contro i secondi e così via fino alla finale. Ovviamente la squadra di casa vince a punteggio pieno e spazza via la Lapponia in semifinale con un bel 4-0, ad attenderla in finale ci sarà il Kurdistan che ha vinto 6-0 contro la Provenza. La finalina viene giocata al Rigamonti di Brescia, ed è stata vinta ai rigori dalla Lapponia. Arriviamo al 27 Giugno 2009, dove lo stadio Marcantonio Bentegodi di Verona ospita la finale del torneo. La squadra di casa si impone 2-0 sui rivali e l’inaspettato è accaduto di nuovo, la Padania è campione del mondo per la seconda volta di seguito, alla faccia dell’Olanda che non ha mai vinto un mondiale.

L’anno seguente si è deciso di non giocare nella stessa sede due volte, la federazione assegna al Gozo maltese l’onere di mettere a disposizione i suoi unici due stadi per la coppa del mondo, dei quali il più capiente ha 4000 posti. I partecipanti sono sempre sei e il formato rimane quindi lo stesso, con l’unica differenza che al posto dell’Aramea c’è il debutto del Regno delle due Sicilie. Destino vuole che i debuttanti guadagnino un rigore contro la Provenza, qualificandosi come seconda proprio grazie a questo 1-0 e, come nell’edizione scorsa, dovrà incontrare la prima qualificata dell’altro girone. Non sarebbe comico se il Regno delle due Sicilie incontrasse i campionissimi uscenti per un derby? Basta chiedere, il giuoco calcio tira fuori dal cilindro un’altra storia da raccontare. Neanche a dirlo, la Padania esce a punteggio pieno come prima ed eccoci serviti con una mitica semifinale: Polentoni contro Terroni. È proprio grazie alle partite come questa che ci rendiamo conto della magia di questo sport, il destino sa manovrare il calcio nel modo giusto. Ricordate Milan-Inter in semifinale di Champions? Nulla a confronto.

I settentrionali si impongono 2-0 e volano in finale dove batteranno poi il Kurdistan 1-0, la solita storia, Padania campione del mondo e terza stelletta sul petto. Ormai non è nemmeno più una sorpresa.

Non credete che esistano le nazionali di calcio dei Masai e dei Tibetani? Non credete che la Padania sia pluri-campione del mondo? Non credete al derby in semifinale nel 2010? Allora non crederete neanche a quello che vi sto per dire. Come avrete presente la FIFA è globale, ma è divisa in federazioni continentali (UEFA in Europa, CAF in Africa ecc, ecc) ognuna delle quali ha un presidente; allo stesso modo anche la NF-Board è divisa in parti e, tenetevi stretti, il presidente della sezione europea è niente meno che Renzo Bossi. Si, proprio lui, il trota. Si, proprio quello della laurea a Tirana. Si, proprio quello della secessione dall’ Italia e soprattutto dall’Europa. Si, si e ancora si, il trota è PRESIDENTE della federazione calcistica europea della NF-Board. Ora prendetevi pure qualche secondo per rimanere a bocca aperta.

Nella quinta e ultima edizione del 2012 si gioca in casa dei vice-campioni uscenti, in Kurdistan, dove questi ultimi dopo due medaglie d’argento consecutive riescono a vincere la coppa, ma c’è anche da dire che la Padania non partecipava.

Poco dopo la fine di questa edizione l’intera Coppa del Mondo VIVA si è sciolta per fare spazio alla Coppa del Mondo CONIFA, ossia la stessa identica cosa ma con condizioni meno restrittive e che quindi accoglie più squadre.

Quest’ultima associazione è durata per sole due edizioni, nel 2014 vinta dalla Contea di Nizza e nel 2016 vinta dall’Abcasia (regione tra la Georgia e la Russia), ci ritroviamo quindi ora nel 2017 senza un vero torneo di nazioni fittizie. Finisce così la breve storia della coppa del mondo che non esiste, giocata da nazioni che non esistono, è come prendere un pugno di sabbia e allentare leggermente la presa, ci sembra di rimanere con le mani vuote ma in realtà ci rimane un sottilissimo velo di minerali sulla pelle. Tutto ciò che ci rimane è il miracolo del calcio, quella cosa che di tanto in tanto scrive storie che racconteremo ai nostri figli. Signori e signori, questa era la Coppa del Mondo VIVA, il mondiale che non c’è.

Jacopo Ramponi



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