giovedì 30 marzo 2017
16:00

Calcio-Miracoli: Campioni del mondo per 4 giorni, Antille Olandesi

di Jacopo Ramponi per #tuttoilcalcioblog
Torna la nostra rubrica di storie con un'altra puntata avvincente. 

Anno del Signore 1623, la Compagnia Delle Indie Olandesi emana il Groot Desseyn, ossia grande disegno, un accordo politico con il quale Olanda e Portogallo si spartiscono le colonie in giro per il mondo al fine di non farle prendere ai nemici comuni della Spagna. Tra i territori scelti dai Paesi Bassi ci sono l’Indonesia, le coste di Rio De Janeiro, il Sud Africa, l’attuale New York (che fino al 1664 si è chiamata Nuova Amsterdam) e, infine, Antille. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, un arcipelago di piccole isole caraibiche a sud-est del Messico.

“A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, riconosciamo quindi un merito ai cattivi coloni che, oltre allo schiavismo, hanno esportato anche arte, cibo, infrastrutture e, ovviamente, sport. In questo caso parliamo del calcio, cosa che è sempre venuta bene agli olandesi. Ai nativi poteva andare peggio, gli indiani si sono beccati il cricket.

Per iscriversi alla FIFA e iniziare a chiamare ufficiale il calcio che giocavano, le Antille ci hanno
messo solo 325 anni dal Grande Disegno, così nel 1948 è nata la Nederlands Antilliaanse Voetbal Unie. Debutto in grande stile: Amichevole sul campo neutro di Città Del Guatemala contro Panama, in data 4 Marzo ’48, con la grande vittoria dei debuttanti per 3-1.

Ma facciamo un passo in avanti e iniziamo a parlare di competizioni serie.
Le Antille fanno l’ingresso nel mondo delle coppe internazionali nel 1963 partecipando alla prima edizione della CONCACAF Cup, ossia la versione centro-nord americana (più caraibi) dei nostri europei di calcio. Nel ’63 era un torneo semplice, due gironi di cui uno da cinque squadre e uno da quattro, le prime due classificate di entrambi i gironi si sfideranno in un ultimo girone di sola andata nel quale i primi tre saliranno sul podio.

Nel ’63 la nazione ospitante è El Salvador, che mette a disposizione due città e due stadi, dei quali il più capiente ha 35'000 posti. Il girone da cinque viene vinto da Honduras con al secondo posto i padroni di casa, mentre in quello da quattro passa come primo Costa Rica, ma alle sue spalle avviene il miracolo di questa storia, soffermiamoci quindi su questa fase del torneo.

Il girone è giocato dalle formazioni di Costa Rica, Giamaica, Antille Olandesi e Messico, sulla carta il girone è già vinto dai messicani e i secondi più quotati sono i costaricani, ma non è così semplice fare pronostici. Ci troviamo davanti ad una competizione mai giocata prima e nella quale tutte le squadre tecnicamente sono debuttanti, un terreno fertile per gli Dei del calcio per far succedere qualcosa.

24 Marzo 1963, in uno dei due stadi si gioca Costa Rica-Giamaica che finisce 6-0, nell’altro Antille Olandesi-Messico, un inaspettato 2-1 e le Antille sono campioni del mondo. Vi è sfuggito qualcosa, vero? Per capire a fondo il miracolo vi manca ancora qualche tassello. La tessera mancante del puzzle si chiama “Bastone Nasazzi”, è un titolo calcistico simbolico (non riconosciuto dalla FIFA) nominato a Jose Nasazzi, capitano dell’Uruguay campione del mondo nel 1930 e autore del famoso “maracanazo”, cioè la vittoria degli uruguaiani in finale dei mondiali al Maracanà di Rio, proprio contro il Brasile.

Ma perché si chiama “bastone”? La natura di questa competizione è molto semplice: A partire dal maracanazo, il primo a battere l’Uruguay in novanta minuti regolamentari diventa campione del mondo e, per perdere il titolo, deve essere sconfitto in un’altra partita ufficiale. È quindi un titolo ereditario, lo si acquisisce a staffetta, proprio come un bastone che passa di mano in mano. Dopo appena un anno l’Uruguay lo perde contro il Brasile, il quale lo ha perso poi con la Spagna ai mondiali del ’34 e la quale l’ha ceduto cinque giorni dopo all’Italia, così via dagli anni trenta fino ai giorni nostri.

“Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur”.
Nell'armonia le piccole cose crescono, nel contrasto le più grandi svaniscono. (Sallustio, Bellum Lugurthinum 10-6)

Il Messico arriva alla CONCACAF Cup da campione del mondo Nasazzi, avendo battuto la detentrice Cecoslovacchia ai mondiali del ’62, ma nell’armonia di quel 24 Marzo le Antille Olandesi sono cresciute fino a vincere una partita che valeva la cima del pianeta. I messicani si sono ritrovati ad essere un animale in una vasca di piranha affamati di gloria, un po’ come noi appassionati intorno agli Dei del calcio, siamo affamati di miracoli.

Ricapitolando: Costa Rica passa da prima e le Antille da seconde, che si uniscono ad Honduras e El Salvador nella fase finale della coppa.
Il girone si apre proprio con lo scontro tra i freschi detentori del bastone contro i costaricani che, dopo l’eliminazione del Messico sono i probabili vincitori del torneo, infatti la partita finisce 1-0 per loro. Così in data 3 Aprile, appena 4 giorni dopo al miracolo, il bastone viene tolto dalle mani dei nostri beniamini e passa in altre mani, un po’ come togliere le caramelle ad un bambino. Costa Rica campione del mondo, vince le restanti partite del girone e si porta a casa anche la coppa continentale, mentre le Antille vincono la medaglia di bronzo grazie alla vittoria contro Honduras combinata ad un pareggio/biscotto tra Messico e Costa Rica.

Passano pochi anni e nell’edizione della CONCACAF Cup del 1969 il burattinaio del destino della palla rotonda ci ha tenuto a ribadire le vicende del ’63. Questa volta c’ è un grande girone ad andata e ritorno composto da sei squadre, le medaglie vengono sempre date ai primi tre classificati. Indovinate un po’? Costa Rica prima, Antille terze e al quarto posto sempre lui, il Messico. Il calcio è bellissimo, anche questa volta le Antille arrivano terze vincendo proprio con il Messico e, di nuovo, è complice uno 0-0 a biscotto tra questi ultimi e Trinidad-Tobago. Copia e incolla, però senza il Bastone Nasazzi in ballo. Nietzsche diceva che la storia si ripete, ma non sapeva che il calcio la segue in un cerchio eternamente a sé ritornante.

La breve ma grande storia calcistica delle Antille Olandesi si conclude atrocemente, in data 10 Ottobre
2010 lo stato politico si scioglie sotto l’ordine dell’Olanda europea. Tutto ciò che rimane sono un gruppo di isole: Curaçao, Bonaire, Saba, Sint Eustatius e Sint Maarten, alcune semi-indipendenti, altre no.
Oggi i discendenti calcistici delle Antille sono considerati i giocatori di Curaçao (erano il gruppo più numeroso nella vecchia federazione), si sono recentemente iscritti alla FIFA e debutteranno nella Gold Cup del 2017, ossia la solita CONCACAF Cup ma con un nome diverso. Il paese ospitante sono gli USA e il torneo sarà visibile in chiaro dall’Europa, mi aspetto di vedervi tutti in prima fila a tifare per i discendenti dell’olandese volante.

Lo so, non è la stessa cosa.
Non sono i pirati dei Caraibi che negli anni sessanta non si sono piegati al grande Messico, ma c’è qualcosa di ironico che potrebbe consolarci: Il Bastone Nasazzi attualmente è nelle mani di Panama che, neanche a farlo apposta, lo ha vinto proprio contro Costa Rica.

Dulcis in fundo, nel calcio c’è sempre gioia.


Jacopo Ramponi



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