domenica 29 maggio 2016

Radio Corsa - Il Punto sul Giro (11)

#tuttoilcalcioblog

di Stefano Stradotto

La storia del ciclismo è stata riscritta nella due giorni che da Pinerolo ha portato a S.Anna di Vinadio, passando per la Francia. Vincenzo Nibali ha completato la sua apoteosi più inattesa al cospetto del santuario più alto d'Europa, e l'impresa del campione d'Italia ha in effetti quasi qualcosa di mistico..

Se un appassionato di ciclismo non avesse potuto seguire le ultime due tappe per cause di forza maggiore ed avesse poi chiesto notizie sul risultato ad un amico, sentendosi rispondere "Nibali in maglia rosa" avrebbe pensato ad uno scherzo, o peggio si sarebbe preoccupato per la lucidità mentale del suo interlocutore.. Nessuno fino a venerdì mattina avrebbe mai scommesso su un simile trionfo del siciliano; al contrario, per quanto visto era perfino un atto di fede sperare nel podio.
E' stato invece proprio lì, nel momento più buio, quando qualcuno gli consigliava di fare le valigie e ritirarsi, che Vincenzo è risorto come solo i grandi sanno e possono fare. Alla partenza da Pinerolo pagava 4'43" da Kruijswijk, stanotte si è addormentato in maglia rosa con quasi un minuto di vantaggio su Chaves e più di un minuto su Valverde e l'olandese..
Il mondo dello sport italiano celebra ammirato uno dei ribaltoni più incredibili della storia recente. Un'impresa del genere, ci sbilanciamo, mancava al nostro ciclismo dai tempi di Marco Pantani. Ed è un accostamento valido sia da un punto di vista tecnico sia da quello emotivo. Per quanto concerne lo sviluppo di corsa, la rimonta di Vincenzo rievoca infatti quella del Pirata ai danni di Ullrich al Tour del '98, ma anche quella meno celebrata e ricordata che Pantani stesso mise a segno, pur con qualche tappa di anticipo, ai danni dello svizzero Zulle nel Giro di quello stesso anno. Da allora in poi qualcosa del genere al Giro non si era più vista. Neanche ad opera di Nibali stesso, che vanta ormai un palmares di platino ma contrassegnato da grandi Giri dominati e legittimati ben prima del rush finale.
E come accennavamo, ci pare di poter dire che per la prima volta da allora l'impresa di un campione italiano in bici abbia esaltato, commosso ed entusiasmato i tifosi, ma perchè no anche chi abitualmente di ciclismo mastica poco.. proprio come accadeva con i trionfi di Pantani.

Al di là dei confronti tra epoche e corridori diversi, tornando al Giro 2016 auspichiamo di poter incontrare il regista occulto che ha girato il film di questa edizione per stringergli la mano: una sceneggiatura da oscar ha infatti tenuto con il fiato sospeso gli spettatori giorno dopo giorno, tra crolli e resurrezioni, debacle e ritiri, maglia rosa che passava di spalla in spalla e imprese memorabili. Infine, come ultimo set, l'incerto scenario apparecchiato dalla già epica giornata di ieri, uno scenario che ci presentava Vincenzo Nibali a 44" da Chaves, pronto a giocarsi il tutto per tutto.
Se quella di Risoul, nella tappa della Cima Coppi, era stata l'impresa di altri tempi, l'acuto della rinascita, la frazione di S.Anna è stata invece per Vincenzo quella della consapevolezza. Consapevolezza di una condizione in netta crescita nella terza settimana, consapevolezza di essere il corridore più a suo agio oltre i 2000 di altezza, consapevolezza di essere ancora l'uomo con più classe ed esperienza nella rosa dei pretendenti alla maglia. Consapevolezze soprattutto mentali.. Emblematica la frase del siciliano che a fine tappa ha espresso più di ogni altro dato l'essenza di questa due giorni: "Questo Giro non avevo paura di perderlo, ma nemmeno paura di vincerlo".
E così, messe insieme tutte queste nuove certezze con una ritrovata armonia di squadra, ecco la tattica perfetta per recuperare uno svantaggio ormai fattosi esiguo: attesa e gestione sulle prime due salite francesi del Vars e della Bonnette, inizio del forcing di un monumentale Michele Scarponi sul Colle della Lombarda. Infine lui, lo Squalo ritrovato, ad assestare come 24 ore prima 2-3 rasoiate che fanno male (agli avversari). Kruijswijk, una costola rotta dopo il volo nella neve, è il primo ad arrendersi, Valverde e Chaves restano a ruota di Vincenzo, ma per loro è un'illusione che dura lo spazio di un tornante, dopo il quale il ritmo imposto dal campione d'Italia diventa insostenibile. Nibali se ne va da solo, dietro tra i due staccati sembra Chaves il più in difficoltà, tant'è che prima Valverde, poi perfino Uran, lo saltano lasciandolo al suo destino, cioè quello di venire riassorbito, di lì a poco, dal gruppetto di Majka e Jungels. Nibali intanto vola acclamato dalla folla sempre più numerosa, trovando per un tratto l'aiuto del compagno Kangert, in fuga e fermato al momento giusto come ieri Scarponi.
Il cronometro nel frattempo è costantemente tenuto sott'occhio per osservare un vantaggio in crescendo inesorabile: 30" dopo 1 km, 45" con maglia rosa virtuale a poche centinaia di metri dalla vetta, 56" allo scollinamento dal Gran Premio della Montagna.
La discesa procura brividi di piacere nel vedere Nibali a tutta ed il suo vantaggio superare il minuto, ma anche di paura per le traiettorie folli (ma efficaci) in tratti ripidi e con sede stradale particolarmente stretta.
All'attacco degli ultimi 2,5 km della salita finale Vincenzo sa che dovrà prodursi nell'ultimo sforzo di questo suo sofferto Giro, sa che se le gambe continueranno così fino all'arrivo la sofferenza si trasformerà definitivamente in estasi. Lo strappo è duro, Vincenzo stringe i denti e prosegue con la sua andatura, dietro recupera qualcosa solo Valverde (che sta strappando il podio a Kruijswijk) ma quel che conta è che Chaves non fa altrettanto. Nibali taglia il traguardo e completa il suo show all'ultimo respiro, poi non resta che aspettare l'ufficializzazione del ritardo di Chaves, che nel finale crolla e paga addirittura 1'37".
Vincenzo Nibali mette le mani sulla maglia rosa più bella, perchè più sofferta e sudata. Il primo abbraccio, anch'esso a suo modo memorabile, è con i genitori di Chaves, giunti per la prima volta in Europa dalla Colombia sperando di poter assistere al trionfo di Esteban; non mancheranno occasioni, perchè il corridore è giovane, forte e con ampi margini di miglioramento.
Nel frattempo è però Nibali a poter liberare la propria esultanza, tanto a lungo trattenuta.

Convinzione, condizione cresciuta e gioco di squadra; sono senz'altro questi i tre motivi dell'impresa. Dei primi due si è detto, mentre soffermandoci sull'ultimo aspetto complimenti d'obbligo vanno a Beppe Martinelli e soci, che dopo gli equivoci di Roccaraso non hanno più sbagliato nulla, completando la loro personale "rinascita" con le strategie approntate venerdì e sabato e risultate efficaci con precisione assoluta.
A Torino, intanto, sarà la volta della passerella finale in rosa. Poi si penserà al resto del programma, consapevoli del fatto che ad un Nibali così in crescita nulla è precluso, in primis il ruolo di punta alle Olimpiadi di Rio...


Per quanto ci riguarda ultimo appuntamento lunedì, per uno spazio pagelle.



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