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domenica 15 maggio 2016

Radio Corsa - Il Punto sul Giro (04)

#tuttoilcalcioblog
di Stefano Stradotto

Lo spettacolo dello sterrato torna ad impreziosire il Giro d'Italia nella tappa con arrivo ad Arezzo; per trovare l'ultima "escursione" di questo tipo della corsa rosa non dobbiamo tornare che alla penultima tappa della scorsa edizione sul Colle delle Finestre, ma nella prima metà di Giro e in una tappa sulla carta di media difficoltà lo sterrato mancava da Montalcino 2010, con indimenticabile successo di Cadel Evans.

L'eroe odierno non può che essere Gianluca Brambilla, che si regala il sogno di una vita, un sogno rosa, nella giornata più bella della carriera. In fuga fin dal mattino, in un gruppo di tredici di cui fa parte anche il compagno Trentin, Brambilla passa tutta la giornata da maglia rosa virtuale, essendo a meno di 2 minuti da Dumoulin alla partenza da Foligno. Forse però neppure lui, vista anche questa potenziale pericolosità in classifica, pensava di poter avere realmente spazio da parte del gruppo fino alla fasi decisive della tappa; al momento di attaccare l'Alpe di Poti, invece, il margine è ancora di 3 minuti circa. Così Gianluca, non appena l'asfalto si trasforma in terra e sassi, saluta i dodici compagni di fuga e prova ad inseguire in solitaria, come da copione delle grandi imprese, il suo sogno colorato di rosa. I secondi subito guadagnati su Montaguti e Moser (molto bene anche gli altri italiani in questa giornata) si rivelano sufficienti, il gruppo dei migliori recupera ma non abbastanza, la doppietta più ambita, tappa e maglia, è servita. La dedica è già pronta, da appena venti giorni: è per la piccola Sofia, neo arrivata in casa Brambilla.
Il 28enne della Etixx-Quick Step è un corridore regolare, va bene in salita, soffre a cronometro (ma domani partendo da ultimo e in rosa le energie saranno centuplicate), non ci sorprenderemmo di ritrovarlo tra i primi dieci a Torino, tra due settimane.

Lo spettacolo tra gli uomini di classifica ha invece avuto il nome, cognome e volto di Alejandro Valverde. L'immarcescibile spagnolo, alla prima partecipazione al Giro, si è infiammato non appena la sua bici ha toccato il tratto sterrato: si è portato in testa al gruppo dei migliori, sempre in piedi sui pedali, ed ha cominciato il suo forcing, azione questa che ha mietuto da subito le prime vittime. La più importante, e forse inattesa nelle proporzioni vista la condizione mostrata fin qui, è stata la maglia rosa Tom Dumoulin, incapace di reagire fin dai primi metri. L'olandese è naufragato rimbalzando all'indietro, senza poter reggere nemmeno le ruote del gruppetto che si era formato alle spalle dei migliori; ha chiuso a 2'50" da Brambilla e a circa 1'10" dai suoi rivali diretti. Per scoprire se di rivali diretti si possa ancora parlare bisognerà aspettare domani, laddove con la crono potrebbe tranquillamente riprendersi subito con gli interessi il terreno perso ad Arezzo, ma certo le difficoltà mostrate nel primo tratto di salita realmente duro di questa edizione sembrano ridimensionarne le ambizioni.

Nel frattempo, mentre cioè Dumoulin soffriva perdendo secondi su secondi, davanti Valverde ha condotto la salita sempre in testa, con 2-3 rasoiate che hanno entusiasmato il pubblico. Nell'ultimo tratto di ascesa e nella seguente discesa ha poi trovato l'aiuto prezioso dei due compagni inseriti dalla Movistar nella fuga del mattino (esempio, questo sì, di quando e come si debbano mandare in avanscoperta gregari per poi usufruire del loro lavoro nella fase decisiva della tappa, ogni riferimento all'Astana e a Roccaraso è puramente voluto) e ha così potuto mantenere il vantaggio su Dumoulin coronando appieno il lavoro svolto.
Applaudito Valverde, c'è da sottolneare comunque la positiva reazione di Vincenzo Nibali; è chiaro, Vincenzo non è probabilmente al top della forma, altrimenti crediamo avrebbe collaborato di più con Valverde una volta accortosi del momento no di Dumoulin e Landa, ma al tempo stesso non è parso mai realmente in difficoltà nel tenere la ruota dello spagnolo, in discesa ha provato a disegnare le traiettorie nel tratto più impegnativo e insomma, la risposta attesa dai suoi tifosi un po' in apprensione dopo Roccaraso pare essere arrivata: lo Squalo si giocherà questo Giro fino all'ultimo.
Ancora indecifrabile Landa, che si è staccato inizialmente salvo poi rientrare nella seconda parte di salita; la condizione mostrata nell'avvicinamento a questo Giro era ben altra.. Che sia arrivato al picco di forma troppo presto?
Protagonisti "silenziosi" nelle parti alte della classifica generale sono stati fin qui il russo Zakarin e l'altro olandese Kruijswijk, rispettivamente secondo e terzo al momento; non hanno di fatto mai perso le ruote degli altri uomini di classifica in salita, vanno forte a cronometro e potrebbero essere due clienti scomodi, al netto della gestione nei grandi tapponi. Zakarin, 23 anni, in particolare è il favorito a vestire la maglia rosa dopo la crono di domani.
Occhio anche a Rigoberto Uran, che sul podio del Giro è arrivato già due volte e sembra in crescendo di condizione.

In chiusura, la notizia arrivata in serata: Marcel Kittel abbandona il Giro d'Italia per preparare al meglio la seconda parte di stagione, Mondiale in primis. Si conferma dunque la "maledizione" italiana per il tedesco, in quanto ha sì vinto quattro tappe al Giro ma mai in Italia (due in Olanda quest'anno, due in Irlanda due anni fa..). Capiamo le ragioni di preparazione e le esigenze del ciclismo moderno, sempre più schematizzato e programmato; in uno sport che però mantiene ancora una dose comunque importante di romanticismo e passione, difficilmente così facendo si entra pienamente ne cuore degli appassionati.




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