venerdì 15 aprile 2016
11:16

Stadi vuoti, nemmeno le vittorie richiamano i tifosi: dopo un successo solo il 2% in più

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Vecchi, inagibili, mal gestiti, poco sicuri. Il problema degli stadi in Italia ci attanaglia ormai da anni, e nonostante la pressione di alcuni club, la situazione non sembra mai compiere passi in avanti. Il Mondiale del 1990 è passato ormai da un pezzo, eppure 26 anni dopo varchiamo ancora gli stessi cancelli, degli stessi impianti che fuori dal nostro Paese non appartengono neanche alle squadre di terza categoria. La mancanza di competitività delle nostre società a livello economico in Europa dipende anche da questi fattori. Solo la Juventus infatti in Italia riesce a ricavare introiti importanti dall’impianto dello “Juventus Stadium”; nell’ultimo anno si è aggiunta anche l’Udinese, che ha da poco inaugurato la “Dacia Arena” e spera di garantirsi, più di quanto non lo faccia già, una certa solidità finanziaria. La Roma sono anni che prova a costruire il nuovo stadio, principale obiettivo della proprietà americana, ma ha dovuto fare i conti con la lenta e inefficace burocrazia nostrana; Inter e Milan sono ancora lontane dal risolvere la questione “San Siro”, squadre di bassa classifica come il Carpi sono costrette ad emigrare altrove per giocare le proprie partite. Dando un’occhiata ai campionati di Serie A e Serie B sono quasi uno su cinque i club che hanno problemi legati al proprio impianto.

Che il problema siano gli stadi vecchi o la pigrizia dei tifosi, quel che è certo che in Italia sta sparendo con sempre più decisione quell’atmosfera romantica che avvolgeva questo sport e che invece, negli altri Paesi, permette anche di dare un calcio ai problemi di tutti i giorni. Abbiamo effettuato un’analisi approfondita sull’affluenza degli spettatori in Italia, indagando se e quanto i risultati influiscano sulla loro presenza e sul rapporto di riempimento in confronto ai maggiori campionati europei. Lo Speciale di SuperNews è stato effettuato esaminando i risultati di tutte le partite giocate fino alla trentesima giornata di Serie A e l’affluenza di spettatori di ogni match. Dopo la raccolta dei dati (prelevati dai siti ufficiali della Lega di Serie A, transfermarkt.it e stadiapostcards.com) abbiamo cercato una correlazione tra risultati e numero di spettatori, in particolare abbiamo voluto verificare l’esistenza di una diversa partecipazione del tifoso a seguito dei risultati della propria squadra. Ci siamo domandati: dopo una vittoria, un pareggio o una sconfitta, come cambia la partecipazione del tifoso?

I dati ci hanno confermato che le prestazioni dei nostri beniamini contano davvero pochissimo. Gli italiani allo stadio non ci vanno a prescindere, perché lo ritengono inadeguato, perché vacillano i sistemi di sicurezza, perché i biglietti hanno un costo troppo elevato o semplicemente perché la domenica preferiscono rimanere in pantofole e pigiama, a gustarsi la partita sul proprio divano. Rapportando la Serie A agli altri principali tornei nazionali infatti, emerge subito una dura verità: la nostra penisola è quasi una realtà provinciale. La media italiana di riempimento degli stadi è infatti pari al 55,2%, la più bassa di tutte. Sopra di essa troviamo la Ligue 1 con il 66,8% e la Liga spagnola con il 68,3%, mentre a dominare la scena sono Bundesliga e Premier League, rispettivamente con il 91,9% e il 95,5%. Dando un’occhiata alle singole squadre non mancano gli spunti di riflessione, che attestino le nostre conclusioni: in Spagna ad esempio nella Top 3 tra i club con più alta percentuale di affluenza non figura il Barcellona, campione di tutto, ma al primo posto a sorpresa c’è l’Eibar (83,8%) seguito da Real Madrid e Athletic Bilbao (79%); il punto più basso è rappresentato invece dall’Espanyol, con il 43,1%. In Francia il Psg oltre a farla da padrone in termini di risultati, guida anche la speciale classifica degli spettatori, con il 93%, mentre sono solamente tre le società che accolgono una media spettatori inferiore al 50%, ovvero Montpellier (38,1%), Monaco (41,8%) e Tolosa (42,1%). Straordinari invece i numeri di Inghilterra e Germania che, Hertha Berlino a parte, partono da una percentuale minima dell’80,50%, con il Bayern Monaco che raggiunge l’apice, riempiendo l’”Allianz Arena” in ogni ordine di posto. E pensare che il club della capitale tedesca, al momento terzo in classifica, non disputa una stagione a questi livelli da quasi 20 anni. Oltremanica è il Norwich a comandare, nonostante occupi la quartultima posizione e non abbia vinto per 11 partite di fila. Alle sue spalle c’è il Manchester United, che affronta il periodo più complicato della sua storia dal 1989 ad oggi.

Le statistiche della Serie A al confronto sono impietose. Basti pensare che addirittura 9 squadre su 20 occupano gli stadi per una media inferiore al 50%. Il gradino più basso è occupato dalla Lazio, con una media spettatori pari al 28,47%. Tuttavia, per quanto riguarda la formazione biancoceleste e la Roma (48,36%) va fatto un discorso differente, in quanto gran parte di entrambe le tifoserie non entra all’”Olimpico” da inizio campionato per protesta nei confronti dell’introduzione delle barriere nelle curve, una misura adottata dal prefetto Gabrielli.

La tendenza dei tifosi italiani è comunque quella di non farsi influenzare eccessivamente dal risultato del turno precedente, con le dovute eccezioni. Assistiamo a un aumento di pubblico, ma la crescita è minima. La media spettatori generale passa infatti dal 54,89% in seguito a una sconfitta al 56,30% susseguente a una vittoria.
«Mai schiavi del risultato» è un vecchio detto ultras che si rispecchia ancora con il calcio attuale, come dimostrano le situazioni della Fiorentina (65,34%) o del Genoa, che oltre a vantare il pubblico più antico d’Italia può contare anche sulla sua fedeltà incondizionata, con il 58,51% di presenza fissa al “Marassi”. Oltre a essi rientrano in questa particolare categoria Carpi e Frosinone, rispettivamente con il 43,21% e il 73,95%, facilitate tuttavia dall’entusiasmo ancora vigente per la loro prima annata nella massima serie, e la Juventus, sebbene dopo i risultati negativi nelle prime due giornate aveva fatto registrare un calo del 24% circa. La Vecchia Signora è, come prevedibile, in testa a questa speciale classifica degli spettatori, con una presenza media del 92,5%. La stessa crescita dopo le prime gare l’ha subita anche il Napoli (64,8%), anche se il comportamento dei suoi sostenitori, nonostante il campionato ad altissimi livelli, sia schizofrenico: il numero di spettatori varia spesso, a prescindere però dai risultati ottenuti.
NAPOLI – La formazione partenopea infatti, nonostante l’entusiasmo per i successi consecutivi ottenuti contro Juventus, Milan, Fiorentina e Chievo, che avevano raccolto una fetta media di pubblico del 74,79%, ha ospitato solo il 46,28% di supporters nel successivo impegno contro il Palermo. L’anomalia si è ripetuta al 18° turno, quando nella sfida interna contro il Torino, con i ragazzi di Sarri a un passo dalla vetta, il “San Paolo” si è riempito solo per il 55,32%, mentre nella partita di due settimane prima contro la Roma, che aveva seguito la sconfitta di Bologna, erano accorsi in circa 55mila, ovvero il 92,51%.

La stessa discontinuità è seguita anche dai tifosi di Milan, Roma, Sassuolo e Udinese, che vedono riempirsi o svuotarsi lo stadio senza una precisa motivazione. I giallorossi ad esempio hanno stabilito il record negativo nel match casalingo contro il Palermo (35,39%), giocato dopo una serie di 4 vittorie consecutive.

I supporters dell’altra formazione capitolina, la Lazio, sono invece tra quelli maggiormente legati ai risultati. Impegnati da anni nella “lotta” alla presidenza di Claudio Lotito, hanno spesso disertato lo stadio come forma di protesta; l’anno scorso però, con la squadra in lizza per il terzo posto, lo stadio ha cominciato a riempirsi, per poi risvuotarsi nuovamente in questa stagione dopo l’eliminazione nei preliminari di Champions e le sconfitte nelle prime giornate.

LAZIO – Nel match casalingo della settima giornata contro il Frosinone, con Candreva e compagni a ridosso del terzo posto, i sostenitori biancocelesti avevano occupato il 39,37% dello stadio, mentre nelle ultime uscite l’Olimpico era quasi vuoto. Contro il Sassuolo infatti, con la squadra fuori quasi da tutto, gli spettatori presenti erano solo 14mila, cioè il 19,81%. Il pubblico più dipendente dalle vittorie è però senza dubbio quello interista.

INTER – Con i nerazzurri in testa per quasi l’intero girone d’andata, “San Siro” era colmo mediamente per il 60,63%, vedendo poi crollare questa statistica al 44,51% dopo i passi falsi coincisi con l’inizio del 2016. Contro la Lazio ad esempio (17esima giornata) c’era il 57,81% di pubblico; statistica che si è abbassata al 39,36% nella gara contro il Chievo (23^), dopo aver raccolto solo due punti nelle precedenti quattro giornate.

FLESSIONE VERONESE – Le altre tifoserie soggiogate ai risultati precedenti delle proprie squadre sono quelle di Atalanta, Bologna, Empoli, Palermo, Sampdoria e Torino, ma parliamo di una variazione di circa mille spettatori, una percentuale irrisoria, mentre meritano una categoria a parte i sostenitori veronesi: i fans di Chievo ed Hellas Verona infatti hanno cominciato ad abbandonare il “Bentegodi” nelle ultime settimane dopo aver raggiunto o fallito il proprio obiettivo, la salvezza. I clivensi sono passati infatti dal 30,6% registrato contro la Roma il giorno dell’Epifania, al 21,68% contro il Sassuolo del 13 febbraio, mentre i tifosi dell’Hellas, dopo il 45,92% della 12^ giornata contro il Bologna, sono calati al 39,5% del 23° turno contro l’Atalanta.

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