lunedì 21 settembre 2015

Ferrari, è passata la nottata!

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di Marco D'Alessandro - Aveva un obiettivo, la Ferrari del un nuovo corso: tornare ad essere una scuderia vera, credibile, in continua evoluzione e crescita, scacciando via le nuvole e i temporali di una Rossa troppo lontana dal vertice, perfino dai piedi del podio. Se tre indizi fanno una prova, il 2015 è l'anno della resurrezione del Cavallino. L'annata in cui è tornato ad insidiare il primo posto, ad arrivarci vicino, a sfruttare sempre l'opportunità che le giornate avrebbero potuto offrire: se i colossi Mercedes mostrano momenti di incertezza, devono essere gli uomini in Rosso ad approfittarne. E così è stato a Singapore, dopo le imprese sorprendenti in Malesia e in Ungheria.
Risorgimento che riassume nelle facce di Sebastian Vettel e Maurizio Arrivabene, quelli di tutta una squadra.
Terzo centro, già a Settembre. Solo un sogno da matti lo scorso Natale, quando si arrivava a pezzi da una rivoluzione ancora freschissima, dopo una stagione con soli due podi e chiusa dolorosamente.
Seb ha riportato l'atmosfera positiva, oltre che l'immensa bravura insita nelle vene di un già quattro volte campione del mondo che tanti ferraristi non vedevano di buon occhio, avendo patito da tifosi sconfitti il suo ciclo-poker in Red Bull. Basta indossare la tuta con il colore di Maranello, per spazzare via gli ingiusti dubbi e far capire proprio a tutti di avere a che fare con l'erede di Michael Schumacher.
Tre vittorie bagnarono l'anno del debutto del più titolato di sempre: 1996, Spagna, Belgio, Italia. Contorni con molta parentela al presente. Un recupero da lunghi anni di delusioni profonde, nel pieno di un dominio Williams e la certezza che quel tris sarebbe stato solo l'inizio di un ciclo che avrebbe portato a realizzare sogni su sogni. Il team del pilota più grande, il pilota nel team più grande: Schumacher, Todt. Suona come più o meno oggi: Vettel, Arrivabene.
La Rossa di Vettel in pole position, dopo tre anni dall'ultima volta di una partenza al palo della monoposto per eccellenza: troppo tempo, il digiuno più lungo che addirittura si estendeva ai cinque anni per quanto riguardava una pole su pista asciutta. Proprio a Singapore, anno 2010, firma di Fernando Alonso.
Quando il gatto non c'è, i cavallini ballano. Le Mercedes incespicano nel primo vero fine settimana di crisi prestazionale in questi due anni di Formula Uno ibrida a sua misura. Strano ma vero, buscano oltre un secondo dalla Ferrari che un anno fa faceva una fatica bestiale a qualificarsi quarta, nella migliore delle ipotesi. Una pole position da rendere evento speciale e Seb lo fa, non accontendandosi del tempo che già gli sarebbe bastato per piazzarsi davanti a tutti il sabato, ma ritoccandolo ancora nell'ultimissimo, apparentemente inutile, tentativo. Come faceva un certo Ayrton.
Quel Senna che nella domenica viene staccato, per numero di vittorie, dal nuovo tedesco dei sogni della Ferrari: vittoria numero 42 ed i ferraristi autorizzati a stropicciarsi gli occhi. Corsa vinta una, due, tre volte, per tutte quelle fasi neutralizzate e resettate dagli ingressi delle safety car. Pressioni che a Seb non hanno fatto un baffo, in un tracciato cittadino e notturno dove un battito di ciglia distratto, può condurre fuori pista e ad un amaro game over.
Pole e vittoria, un garone condotto dal primo all'ultimo giro, senza mai cedere il passo anche durante i valzer dei pit stop. Vince, alla grande, mettendosi alle spalle la Red Bull di Ricciardo, ex compagno di squadra un anno fa. Proprio la monoposto "bibitara", il vecchio incubo dei ferraristi, benedetto da Seb. Oggi, invece, trasformato nel sorriso di un tris e di una Ferrari che ha riportato due sue creature sul podio, con il terzo posto messo a segno da Kimi Raikkonen. Due Rosse tra i primi tre mancavano dal Gran Premio di Spagna del 2013: era Maggio, periodo iniziale della stagione ed illusorio, perchè la Ferrari sembrava partire con il piede giusto per poter puntare all'iride. Ma poi si perdeva strada facendo, nel momento di migliorare la vettura: le evoluzioni diventavano involuzioni. Singapore arriva a Settembre, in prossimità della volata conclusiva del campionato. La Ferrari del 2015 non si è mai potuta permettere mire così alte e probabilmente non è ancora arrivato quel tempo di pensare alla vetta più alta. Troppo superiore la continuità universale della Mercedes per poter entrare in quell'ordine di idee. Però è la prima volta che si intravede il beneficio del dubbio sugli argentati, ora in realtà più somiglianti al grigio. I "gettoni" per evolvere il motore ibrido sembrano aver portato più guai che benefici, considerando i ko di Rosberg a Monza e di Hamilton nella notte di Marina Bay. E' nell'idea comune dei più che gran parte di verità la conosceremo sulla pista di Suzuka, in Giappone, tra una settimana. Tracciato tradizionale, tecnico, veloce, dove si prevede un ritorno alle gerarchie di routine e le Ferrari a dover lottare, bene che vada, per un posto sul podio.
Il mondo del Cavallino ha la consapevolezza che quel che arriverà, da domani in poi, sarà tutto di guadagnato, senza farsi alcuna illusione. Ma "cercheremo di rendere possibile l'impossibile". Firmato: Sebastian Vettel, das wunderkind, il bambino prodigio. Un ragazzo che di utopie in realtà ne ha già tramutate tante, in meno di un anno rampante.

Riascoltiamo le emozioni della pole e del trionfo di Singapore, con il racconto di Giulio Delfino, da studio, sulle onde della Radio.


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