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mercoledì 10 giugno 2015

I classici di TiCB: Milan 1978-1979

Torna il best of, il mix di pillole pescate dal passato, di TiCB.

Questa rubrica propone infatti alcuni pezzi di storia di Tutto il calcio grazie alla collaborazione con il canale You Tube di Marco d'Alessandro MXMCLASSIC.

Riviviamo assieme le emozioni del 10° titolo rossonero, quello datato 1978-1979
Nel diramare le convocazioni per i Mondiali di Argentina, il commissario tecnico della Nazionale italiana Bearzot attinse specialmente dalle due squadre torinesi, ovvero coloro che si erano spartite gli scudetti nei tre anni precedenti; di conseguenza, gli sforzi fisici sostenuti in estate dai sei torinisti e dai nove juventini resero opache le prestazioni dei rispettivi club, sicché la lotta al vertice della Serie A ne risultò rivoluzionata. In una fase di calciomercato particolarmente calda, per via di polemiche e vertenze legali tra AIC e club, si mossero con decisione la Roma (Pruzzo e Spinosi) e il Napoli, che si aggiudicò, tra gli altri, Caso, i granata Castellini e Caporale, e il mediano Filippi esploso nel Lanerossi; quest'ultimo, a sua volta, si segnalò per l'altissima cifra versata alla Juventus per riscattare Paolo Rossi, oltreché per la conferma dell'artefice del Real Vicenza, il tecnico Gibì Fabbri, richiesto dal Milan. I rossoneri, che riconfermarono dunque Liedholm in panchina, allestirono una formazione dall'età media bassa, col decano Rivera – che si ritirerà al termine della stagione – deputato a far crescere in attacco qualche innesto in cerca di conferme (Novellino, Chiodi), mentre alle loro spalle venivano promossi giovani (Baresi, Collovati) e calciatori ancora poco conosciuti (De Vecchi, Buriani). L'Inter di Bersellini diede l'addio all'ultimo reduce della Grande Inter, Giacinto Facchetti, e ringiovanì ancora la rosa con gli inserimenti del mediano di spinta Pasinato, rivelazione nella serie cadetta con la maglia dell'Ascoli, e del fantasista del Brescia Beccalossi che ritrovò l'ex compagno di maglia Altobelli.

Il torneo partì il 1º ottobre; già dopo una settimana il Milan si ritrovò solo in testa. Furono incostanti gli avvii delle sempre pericolose Inter e Juventus, fiacchi quelli del L.R. Vicenza (rivelazione dell'ultima stagione, ma privo dell'infortunato Rossi), della Roma e del Napoli; gli azzurri, già fuori da Coppa Italia e UEFA, sostituirono ben presto l'allenatore Di Marzio con l'esperto Vinício. A tener testa al Milan dei fantasisti pensò dunque una "provinciale", il Perugia di Castagner, solitario in vetta tra il 5 e il 19 novembre. Solo sul finire del girone d'andata la squadra rossonera riuscì a staccare la sorprendente compagine umbra che, superata la tragedia di Curi e pur a fronte delle cessioni di Novellino e Amenta, quest'anno fece il salto di qualità grazie a una difesa solida e alla vena realizzativa delle ali Speggiorin e Bagni. Nel girone di ritorno i grifoni furono gli unici capaci di permanere nell'imbattibilità assoluta, non riuscendo tuttavia a tenere il ritmo del Milan, che l'11 febbraio espugnò Ascoli Piceno e si portò a +4. La corsa-scudetto fu poi destabilizzata dalle vicende successive alla partita Perugia-Atalanta: i bergamaschi chiesero la vittoria a tavolino per la gara dell'11 marzo, poiché i nerazzurri Bodini e Osti erano stati costretti a lasciare il campo nel primo tempo, colpiti alla nuca da una pietra; la CAF sospese il risultato. Con i biancorossi confusi, privati dell'infortunato Vannini e ormai concentrati a mantenere più che altro il record d'imbattibilità, il Milan poté completare il suo cammino verso il decimo titolo italiano della sua storia; anche il tonfo interno contro il Napoli (1º aprile) non ebbe conseguenze. Ai rossoneri bastò uno 0-0 contro il pericolante Bologna per poter vincere matematicamente il tricolore, il 6 maggio 1979, e cucirsi sulle maglie la stella. Gli umbri dovettero accontentarsi della piazza d'onore, nonostante tutto il loro miglior risultato in massima serie; concludendo peraltro l'intero campionato senza sconfitte, i grifoni divennero i primi nella storia del girone unico a siglare tale primato, raggiungendo l'apice del cosiddetto Perugia dei miracoli di fine anni settanta. La lotta per le qualificazioni in Coppa UEFA sembrò presto decisa: Perugia, Juventus, Inter e Torino avevano accumulato un buon vantaggio sulle inseguitrici già a febbraio. Quando i bianconeri vinsero la Coppa Italia, accedendo alla Coppa delle Coppe, si liberò un posto per il Napoli, con relativi rimpianti per una Fiorentina in crescita nonché per la Lazio, rivitalizzata dai gol del giovane capocannoniere Giordano ma poco attiva nel finale. Chiuse distante dall'Europa la Roma che, anzi, in un turbolento epilogo non poté andare oltre la salvezza, ottenuta grazie alla vittoria sul campo dell'Inter e al pari interno strappato all'Atalanta nello scontro diretto della penultima giornata. Nel finale, quattro sconfitte consecutive acuirono la crisi del L.R. Vicenza, autore infine di un clamoroso harakiri sul campo di Bergamo: entrambe le squadre retrocessero per la peggior differenza reti rispetto al Bologna, salvo in extremis per il terzo anno di fila. Sul fondo, il Verona, che da dieci anni presenziava in A, si ritrovò presto condannato al ritorno in B. Si salvarono invece le tre neopromosse, ovvero il debuttante Avellino, il Catanzaro alla sua prima salvezza e l'atteso Ascoli, che l'anno prima aveva condotto un campionato di livello tra i cadetti.[FONTE WIKIPEDIA]
Ma ecco il momento saliente
Campionato di Serie A 1978-1979
29a Giornata - Milan - Bologna 0-0
6 Maggio 1979
Radiocronaca di Everardo Dalla Noce

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Noi torniamo prossimamente
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