venerdì 16 gennaio 2015

Intervista di SuperNews a Ugo Russo

SuperNews per #tuttoilcalcioblog

SuperNews, testata giornalistica di informazione sportiva, ha avuto il piacere di intervistare Ugo Russo, inviato della Redazione Sportiva del Giornale Radio Rai e voce storica della trasmissione ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Ugo nel corso della sua carriera ha raccontato moltissime olimpiadi, mondiali ed europei di diverse discipline e, dopo oltre quarantadue anni di appassionato giornalismo, il 12 ottobre 2014 ha commentato, commosso, la sua ultima partita.

Buongiorno Ugo. Ci racconta come ha scoperto la sua passione per il giornalismo sportivo e come è iniziata la sua avventura in questo mondo?
Lo sport ha sempre suscitato in me una grande passione e ho cominciato a seguirlo sin da piccolissimo. Ricordo che a soli dieci anni, invece di Topolino, andavo a letto la sera con il Corriere dello Sport o la Gazzetta e fino a che non avevo letto fino all’ultima notizia di volo a vela o pattinaggio a rotelle non chiudevo il giornale. Verso i quindici anni ho iniziato a fare l’imitazione di tutti i radio-telecronisti dell’epoca e a imparare a memoria tutte le formazioni delle squadre che vedevo in televisione (anche le più disparate, come la Corea del Nord che ci sconfisse ai mondiali 1966, Zaire, Isola di Cipro e così via) e ancora le ricordo. Era un altro calcio, il vero calcio, con le maglie dei giocatori dall’1 all’11 ed era più facile inquadrare le squadre in campo. In buona sostanza, da lì ad arrivare a scrivere per un giornale il passo fu veramente breve: a 17 anni, giocando anch’io al pallone, restavo sul campo dove avevo appena finito la mia partita e scrivevo tabellini e cronaca di un altro paio di incontri, li portavo a Record (l’attuale Corriere laziale) e li vedevo uscire nell’edizione del martedì. Ho lavorato tre anni in questa antica e nota testata e a venti anni ero già giornalista pubblicista. Certo, c’é voluta una grande passione e i sacrifici sono stati tanti ma é stata tutta esperienza che mi é servita negli anni a seguire. Poi l’approdo alle prime radio e televisioni private, gli anni di Teleroma 56, l’acquisizione del titolo di professionista e l’ingresso in Rai.

Lei per 40 anni ha rappresentato la voce della storica trasmissione ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Come è cambiato negli anni il giornalismo sportivo radiofonico? E il calcio? 
Ho accennato nella risposta precedente al fatto che quello di una volta era il vero calcio, che esprimeva in continuazione campioni, dove la tecnica aveva il sopravvento sulla corsa e la forza fisica, dove era sempre, o quasi, giustificato il prezzo del biglietto. Chi ha avuto la fortuna di poterlo “respirare” e di poterlo descrivere alla gente ha ancora gli occhi riempiti dallo spettacolo che ne scaturiva. E, come per i calciatori, c’era una vera e propria scuola per i cronisti di allora, basata soprattutta sull’umiltà, sulla modestia (e più eri modesto, più eri grande), sul sacrificio, sulla continua applicazione, sul rispetto verso i fruitori del tuo messaggio, siano stati essi lettori, radioascoltatori o telespettatori. Con l’avvento delle tv a pagamento, sono stati catechizzati una massa di giovani giornalisti (oggi prevale più l’aspetto fisico che l’esperienza ed il valore professionale) per fare dire loro che il calcio é ancora un grandissimo spettacolo, perché bisogna vendere abbonamenti. Con il risultato che questi “operatori del settore”, fortunatamente non tutti, conoscono solo gli ultimi dieci anni del mondo dell’italica e della mondial pedata e se chiedi loro chi erano Eusebio, Di Stefano, Sivori, Liedholm, Schiaffino, Crujff, financo Pelé non ti sanno rispondere (perché si documentano anche poco). E si sentono anche dei fenomeni che rifuggono l’umiltà e al primo servizio assegnato loro si presentano in tribuna stampa chiedendo dov’é il microfono d’oro o la poltrona di pelle pregiata dove sedersi! Se pensate che le prime radiocronache le ho fatte sugli alberi o sui balconi che sovrastavano i terreni di gioco perché gli ispettori della Lega calcio non permettevano l’ingresso negli stadi ai giornalisti delle private… Sembra, perciò, esagerato quel modo di questi giovani “colleghi” di proporsi con grande enfasi facendo credere che sia gol anche quando il pallone si trova a metà campo! Il calcio é notevolmente peggiorato, la tecnica é quasi sparita, un gran numero dei calciatori della nostra serie A non conosce neppure i fondamentali del football ed ogni anno che passa, almeno da noi, il campionato é sempre più brutto rispetto a quello precedente.

In occasione di Livorno-Trapani dello scorso ottobre ha salutato commosso i suoi radioascoltatori. Quale ricordo le resterà nel cuore della sua ultima radiocronaca per Radio Rai? 
Il ricordo meraviglioso di quello che si é scatenato nel e dal momento stesso che ho terminato (con gran fatica per via di un inatteso groppo alla gola che mi ha quasi impedito di parlare e si é trasformato in un pianto irrefrenabile). Non parlo solo delle tante interviste che ho rilasciato e continuo tuttora a rilasciare, passando dal ruolo di intervistatore per quasi 50 anni a quello di intervistato; degli articoli apparsi sui giornali più prestigiosi; dei premi alla carriera che mi sono stati già dati e quelli che seguiranno. Parlo specialmente di tutti i contatti ed i messaggi che la gente mi ha voluto scrivere con le parole più belle che si possano rivolgere ad un essere umano. La felicità di aver evidentemente raggiunto il mio scopo: quello di aver lavorato una vita per il pubblico per soddisfarlo, prima con quanto proposto in televisione, poi in radio. E la gente mi ha fatto capire di avermi seguito costantemente con grande calore ed apprezzamento. Tu sei inviato, viaggi, racconti emozioni, sai che dietro quel microfono c’é un gruppo di persone ma non sai quantificare quante sono. Te ne accorgi in momenti come questo; nel mio caso ho trovato un milione di contatti!

Cosa le mancherà di più delle domeniche sportive trascorse sui campi di calcio per Radio Uno? Sicuramente la gente, gli ascoltatori. Non certo il calcio, questo calcio che regala delusioni, violenza, che ha dimenticato lo spettacolo e il suo senso educativo per i giovani, e che pare tutto un altro sport. Forse gli dovrebbero cambiare anche il nome…

Cosa ha insegnato la radio a Ugo Russo dal punto di vista professionale e, soprattutto, umano? 
E’ stato fondamentale conoscere e poter lavorare con tanti grandissimi dell’etere. Ho sempre considerato Niccolò Carosio il maestro di tutti; lui no, non l’ho conosciuto e quando ho iniziato stava smettendo. Ma quanti meravigliosi momenti, di lavoro o ludici, con Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Nando Martellini, Alfredo Provenzali. Da loro ho appreso insegnamenti professionali ed umani. La loro sensibilità, la loro bontà e signorilità ha rinsaldato in me quei valori che già avevo e che sono sempre più difficili da trovare al giorno d’oggi. Insegnamenti che ancora adesso Ugo Russo sta cercando di riportare ai giovani. Perché penso di poter continuare a far sentire il mio “verbo” attraverso quel meraviglioso strumento che é il microfono. In questa sede voglio ricordare anche i miei carissimi amici Tonino Raffa, Livio Forma, Sandro Piccinini, Gianni Cerqueti ed Emanuele Dotto. E vedo uno straordinario proseguimento di carriera per il caro Giovanni Scaramuzzino (un fratello più che un amico) e Massimo Barchiesi. Quanto al paragone radio-televisione la prima si lascia preferire perché é più vera, più immediata, arriva dappertutto, basta un telefono, e non si ha bisogno di trucchi e belletti per andare in scena. Ed un bravo radiocronista sportivo, poi, deve far “vedere” la partita con l’ausilio della sola voce.

Nel corso della sua carriera ha raccontato tanti eventi sportivi (oltre 4.000): dalle olimpiadi, ai mondiali, alla Serie A. Oltre al calcio, quale disciplina la appassiona di più? 
Alla Olimpiade di Sydney ho descritto eventi di 23 diverse discipline agonistiche. Praticamente, nella mia carriera, ho trattato tutti gli sport. E quante medaglie di atleti italiani ho raccontato! Quando dai notizia, descrivendolo, di un oro di un nostro portacolori in parte, magari infinitesimale, lo senti anche tuo. Rispondendo alla domanda, non posso dimenticare, ad esempio, le soddisfazioni che ho avuto parlando di canottaggio, rugby, tiro con l’arco, pugilato, pallacanestro, nuoto e sci.

Ugo Russo è anche un noto artista ed imitatore. Cosa hanno in comune queste sue due passioni, spettacolo e giornalismo, che sembrano così diverse tra loro? 
Il contatto con il pubblico. L’artista ha il contatto diretto, vede i volti dei presenti grazie alle luci che illuminano la platea e più li vede sorridenti e partecipanti a quello che fa e più si rende conto che li sta accontentando. Spesso si comincia imitando qualcuno, per poi trovare un proprio stile musicale. Il giornalista, come mi sta succedendo in particolar modo di recente, può scoprire per altre vie se é seguito ed apprezzato. Ma quando lo scopre… In ogni caso mi ritengo un fortunato perché nella mia vita ho potuto fare le cose che mi piacevano di più e sono cose bellissime. Ancora sono nel giornalismo, e ci mancherebbe altro, ma quando posso invito amici a casa mia e seduto alla tastiera ripropongo loro le mie canzoni o grandi successi di altri cantanti. E non dimenticate che sono stato il sosia riconosciuto di Demis Roussos, come ho anche scritto, con dovizia di foto e aneddoti, nel mio ultimo libro “Un microfono a due facce”. Voglio svelarvi una cosa che da sempre ha rappresentato una preferenza mia, personale: ho fatto tante olimpiadi, mondiali ed europei di tutti gli sport, Sei Nazioni di rugby, Giri d’Italia di ciclismo e chi più ne ha più ne metta. Ma quanto mi manca il palcoscenico!

Come vede questa Serie A in versione 2014-2015? Crede che la Roma riuscirà ad interrompere il dominio incontrastato che i bianconeri hanno saputo imporre negli ultimi anni? 
Per i giovani sarà probabilmente un campionato avvincente, a mio parere é, se non il più deludente, uno dei più brutti tornei della storia del nostro calcio e chi lo vincerà avrà poco da gioire. La Juventus ha ancora qualcosa in più delle altre dal punto di vista del gioco ma non ha più la grinta che sapeva infondere Conte ai giocatori e non appare irresistibile. Per contro la Roma é notevolmente peggiorata rispetto allo scorso anno, difficilmente é apparsa trascendentale ed é stata tenuta in quella posizione così alta di classifica da tante circostanze favorevoli. Se nel girone di ritorno saprà togliersi l’etichetta di “fotocopia molto sbiadita rispetto alla stagione passata”, tornando ad esprimersi con lucidità, convinzione e continuità, potrà tentare il colpaccio.

Fonte: SuperNews e http://news.superscommesse.it/calcio/2015/01/ugo-russo-30676/



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