lunedì 28 luglio 2014

Formula Radio 2014 (11) - Udite udite!

#tuttoilcalcioblog
di Marco D'Alessandro - Hungaroring è una strada temuta, mai troppo amata perchè è stretta, perchè c'è l'etichetta della gara noiosa dove si sorpassa poco e l'Ungheria non riscuote un fascino da grande d'Europa come la Gran Bretagna e la Germania. Nulla di più falso. Il Gran Premio di Budapest ogni anno regala sempre qualcosa da ricordare e riesce sempre a distaccarsi dalla routine. I fine settimana magiari non sono mai banali. Ed è stato così anche stavolta, allorché è andato in scena lo spettacolo più adrenalinico del campionato. E stavolta, anche i cuori rampanti di rosso hanno partecipato al ballo. Eppure era stato un sabato pomeriggio come altri già sorbiti: Rosberg che conquista una pole facile come un bicchiere d'acqua, Hamilton kappao costretto al fondo classifica, Alonso relegato all'abbonamento per il quinto posto e l'altra Ferrari inabissata in una crisi, azzoppata dalle solite genialate delle teste pensanti del muretto. L'ennesimo strazio in ginocchio dall'esito scontato di una Ferrari asfaltata in pista e fuori, con gli errori di tattica e di comunicazione, riferito al Raikkonen che rivela la sicurezza degli strategi nell'intraprendere una scelta sciagurata: "Ho chiesto più d'una volta se fossero sicuri".




Basta qualche goccia di pioggia ad un'oretta dal via a stravolgere una scaletta che pareva già scritta in una delle gare più emozionanti degli ultimi venti anni, in cui tutti hanno potuto sognare e trattenere il respiro. Stavolta con i cuori ferraristi che sono tornati matti, a rivivere momenti dimenticati. Le Safety Car cancellano quello che sembrava un monologo del biondino argentato e la gara impazzisce, con ognuno che va per le sue. La premessa è d'obbligo: solo con una gara pazza, come da ammissione di Alonso, si può ammirare il rosso così protagonista. Ma colui che guida la Ferrari col numero 14 sul musetto ha l'innata capacità di saper affilare le armi a puntino in qualsiasi situazione e sfruttare a meraviglia ogni margine che gli concede la sorte della corsa. Anche e soprattutto con la peggiore Ferrari degli ultimi 22 anni, che porta a sfiorare una vittoria che avrebbe assunto contorni mitologici.
La F14 davanti alle due Mercedes: l'immagine del Miracolo Alonso
Ma è comunque un secondo posto grande così, che vale la pena di definire miracoloso anche per essere riuscito a mettersi due Mercedes alle spalle, immagine salvavita ferrarista che, nel 2014, è più rara della figurina di Pizzaballa nell'album Panini del 1963-1964. Con una piccola grande rivincita nei confronti della sgarbata (ma non sbagliata) valutazione di Niki Lauda, sette giorni fa. Motivazione, acume tattico, stile di guida e il continuo rimpianto di non poter vedere lottare per l'iride il più completo pilota del dopo Schumacher. E' un Mago chi riesce a far sognare l'impensabile con una monoposto più lenta e con una trentina di giri con le gomme morbide, diverse dalla concorrenza con motore e telaio assai più performanti. Prendendosi anche un grosso rischio, perchè tanti (come Giulio Delfino) suggerivano una strategia più sicura e conservativa, per non compromettere la possibilità di un podio che la Ferrari, fino ad oggi, aveva centrato solo una volta nel 2014. E invece è stato un riscatto anche per il muretto che ha giocato d'attacco e ha capito che con un manico come Fernando Alonso, nulla sarebbe stato impossibile. E' bello anche sottolineare anche il riscatto di Kimi Raikkonen, giunto sesto dopo aver rimontato dal diciassettesimo posto, regalandoci anche un sorpasso su Vettel. Ad una ritrovata Domenica da Ferrari è mancato solo quell'inno di Mameli che abbiamo ascoltato più tardi, più a Sud dell'Europa, grazie a Vincenzo Nibali. Una Domenica con un rosso più acceso, frutto anche di una buona percentuale di casualità, ma che bello riscoprire il verbo dell'emozione in tempi di encefalogramma piatto. Rivedere una Rossa davanti a tutti è stato commovente.
E' un pilota da Mondiale uno come Hamilton, che parte dal fondo, sciorina sorpassi facendo ricordare Mansell per lo spettacolo e riesce a conquistare un podio arrivando davanti al compagno-rivale, che tanto bene non l'ha presa: Rosberg è leader del Mondiale, ma a rubare l'occhio e strappare l'applauso è Lewis. Il duello promette l'esplosione, anche a seguito del discutibilissimo ordine di scuderia rifiutato da Hamilton, di cedere una posizione a Rosberg. E' una grande promessa quel Ricciardo che vince la sua seconda gara al primo anno alla guida di una Red Bull di cui è già prima guida mettendo in imbarazzo un quattro volte campione del mondo, dimostrando stoffa in tutti i momenti delicati delle gare: sa spingere quando si necessita di spingere, sa frenarsi quando non bisogna lasciarsi prendere, sa vincere con i sorpassi e le strategie. Capolavoro il sorpasso su Hamilton che gli spiana la strada verso la vittoria, così come la scelta di operare tre soste in tre momenti azzeccati, arrivando nel finale con le gomme fresche. Solo una resistenza assoluto dell'inglese avrebbe potuto regalare la vittoria allo spagnolo, ma l'australiano col sorrisone a 33 denti era inesorabile. Tre grandi piloti sul podio, raramente come a Budapest si può parlare di tre vincitori. E si deve parlare di vittoria della Formula Uno, in tempi in cui gli spettatori fuggono dagli spalti (spazi sempre più vuoti anche in autodromi insospettabili). La Formula Noia dei tassisti non c'è ed ora, dopo una gara così, sarà in grado di farsi rimpiangere per il mese di vacanza. Si tornerà a rombare tra quattro settimane, a Spa: l'università.


Ma prima rigodiamoci tutto il meglio di quello che Giulio Delfino ci ha raccontato nella Domenica d'Ungheria.


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