venerdì 11 luglio 2014

A Ritmo di Gol, ovvero: SERVIZIO PUBBLICO

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di Marco D'Alessandro - Mister Riccardo Cucchi aveva declinato la sua formazione mondiale, su twitter, prima del calcio d'inizio. Ora che si aspetta solamente l'epilogo e radiofonicamente il più del lavoraccio è stato portato a casa, arriva il momento dell'applauso all'allenatore e alla squadra che espresso un calcio totale: o meglio, radio totale. Un Mondiale col peso della spada di Damocle del dover giocare col modulo catenacciaro. Interrompendo le metafore, il gravissimo scandalo del taglio imposto dagli alti piani della Rai, che alla vigilia della manifestazione, ha ridotto alle briciole una spedizione per il Brasile già preparata a puntino e pagata, tra diritti, alberghi, postazioni e ritorni pubblicitari all'azienda. Ed invece due soli radiocronisti direttamente sul posto e altri due inviati, uno per gli Azzurri e uno per i fatti di cronaca. Ed il resto, tutto da studio, tutto da Saxarubra, come mai avvenuto prima. Giornalisti professionisti di razza RAI (azienda di stato), qualcuno anche sopra i 60 anni, costretti a fare radiocronache (e non telecronache...) davanti ad un televisore e non più da testimoni diretti dell'evento. Proprio in occasione del più importante evento calcistico del globo. Una di quelle cose che nutrono la voglia di non pagare più un centesimo di canone. Ma se un giorno continuerò a contribuire alla tassa radiotelevisiva e se di questo Mondiale alla Radio conserverò un bellissimo ricordo, lo dovrò ad uno squadrone di professionisti con palle quadrate (passatecela, tanto ormai anche la Gazzetta dello Sport ha mollato i freni inibitori) che con il loro modo di lavorare hanno fatto scordare la pesantissima e tristissima zavorra. "A Ritmo di Gol" calcisticamente è un tema offensivo fin dall'origine, fin dall'elettrizzante sigla con i cantori sudamericani che precedono i "rete" italiani. Una sigla stupenda che infonde adrenalina, pelle d'oca e la voglia che lo spettacolo del campo scatta il prima possibile. Riascoltare il bisillabo di felicità cucchiana in quella notte di Dortmund creava l'attesa (traditissima) per gli azzurri e un filo di inevitabile nostalgia per il primo Mondiale senza le sue radiocronache.

Una squadra apparsa motivata che ha onorato la difficile pratica raccontando tutte le partite, anche alle 3 di notte. Raddoppiando gli sforzi e le voci, invece di battere in ritirata. Se originariamente era previsto un radiocronista per partita, si moltiplicano le voci ed i pareri da studio, coinvolgendo Marco Tardelli e scoprendo nell'Urlo d'Italia un brillante commentatore radiofonico, come non era mai parso in televisione, impacciato. Un Tardelli breve, sintetico ma conciso, con i tempi giusti e sempre con uno spunto, mai da zeroazero. Uno Schizzo, come lo chiamavamo quando giocava. Molto più a suo agio, valorizzato in particolare modo dal grande Emanuele Dotto: i siparietti Dotto-Tardelli sono diventati un vero e proprio cult per gli ascoltatori. Se non ci hanno potuti trasportare nel clima stadiofilo, si è però creata una sensazione piacevole di compagnia, di salotto, di bar con maxischermo ed effetti con sottofondo degno di dolby-surround. Non potrà mai essere uguale alla normalità dell'effetto radiocronaca in loco, ma l'impegno per cercare di ridurre al minimo il gap c'è stato tutto e gli inevitabili errori "da tubo" sono stati ridotti al minimo. Abbiamo vissuto anche le partite in contemporanea, il primo "Minuto per minuto" della storia da studio, in occasione del terzo turno di girone. Abbiamo registrato la grande onestà di chi non ha fatto finta di essere sul posto e ha sempre chiarito di essere a Roma ("linea ai nostri osservatori"), a differenza della pay tv che di partite "off-tube" ne ha prodotte in buon numero, senza che si venisse troppo a sapere sui quotidiani che sempre molto difficilmente riescono a non esprimersi senza dare l'impressione che sia in atto una gran marketta.

Il torneo ha subito il duro colpo dell'esclusione azzurra dopo una manciata di partite. Altra grande nota di merito è nella continuità con cui sono state realizzate le trasmissioni anche senza Italia. Un conto è dover affrontare un Mondiale orfano dei nostri, un altro è doverlo subire. La Rai televisiva ha optato per la seconda opzione con trasmissioni povere di contenuto, trionfo di aria fritta sul dopo-eliminazione, ospiti al limite dell'improponibile, approfondimenti minimi sulle altre squadre e la vecchia arma da rete locale: il calciomercato per tenere gli allocchi davanti al teleschermo. La Radio ha rifilato almeno tre giri di pista alla sorella decisamente colpita meno dai tagli, vista la truppa di inviati con studi allestiti. La Radio non si è trascinata sulle macerie azzurre e sui "Processi" ma ha saputo voltare pagina, perchè al vero appassionato di Mondiali, interessa il calcio giocato. Si è parlato quasi esclusivamente delle altre nazionali, si sono ripercorse pagine di storia (bellissimo il ricordo dell'Olanda totale col frammento di Sandro Ciotti), interventi dei giornalisti stranieri e ospiti prestigiosi (per ultimi in ordine d'apparizione: Giovanni Trapattoni e Javier Zanetti), si è dedicato spazio anche agli aspetti culturali legati alla kermesse. Unico vero neo lo appuntiamo nella tempistica e la lunghezza d'intervento degli opinionisti in collegamento durante le partite. Talvolta si sono accavallati con azioni salienti.
Radio Rai ha consegnato le 64 partite Mondiali alla portata di tutti, a portata di diffusore, rimanendo la fedele scialuppa per chi non si può concedere il lusso della pay tv. Sempre presente, sempre sul pezzo, sempre con passione, sempre a disposizione. In sintesi, con due paroline magiche che stanno finendo nel dimenticatoio ma che la Radio è l'ultimo baluardo ad onorarle: SERVIZIO PUBBLICO.

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