#TICBLIVE

mercoledì 4 giugno 2014

Un passo nella storia - Episodio 103

#tuttoilcalcioblog
di Roberto Pelucchi
Il Giro d'Italia si è concluso e come sempre la radio lo ha seguito con grande attenzione e dispiego di mezzi e persone. Nel momento in cui la Rai "taglia" pesantemente la spedizione per i Mondiali, facendo tornare la radio ai tempi di Carosio, il Giro resta una certezza. Vi propongo, quindi, un articolo scritto da Massimiliano Lussana sul Giornale il 17 maggio 2009. Cambiando i nomi e gli eventi, potrebbe essere stato scritto ieri, ma anche venti, trenta, quaranta, cinquant'anni fa. Questa è l'ultima rubrica della stagione, ne approfitto per ringraziare tutti per l'attenzione e per augurare una buona estate.

Se c' è uno sport radiofonico, forse addirittura più del calcio, è il ciclismo. E Radiouno riesce a farlo vivere alla perfezione tutti i pomeriggi, con i racconti degli arrivi di tappa. Per lo meno, quando le esigenze di programmazione della rete non oscurano i momenti più emozionanti dell'arrivo, come a volte è capitato in passato. Ma, per l' appunto, cadute (di palinsesto) a parte, il ciclismo in radio è uno spettacolo. Lo è da sempre, da quell'urlo «c'è un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste». Lo è da sempre, da quando Marco Pantani si levava la bandana e scattava in salita e - anche senza televisione - Giro o Tour che fosse, il racconto radiofonico te lo faceva vedere lì. Lo è da sempre, dai Giri di Fignon giocati sul filo dei secondi, con i motociclisti che si piazzavano in prossimità dei cartelli stradali di campagna scritti a mano che indicavano: «Da Maria la Zozza, cucina casalinga». E prendevano quei cartelli a misura dei distacchi, tanto che i retrogusti della cucina di Maria la Zozza li sentivi anche attraverso i forellini dei transistor. Ecco, anche se sono passati decenni è ancora tutto così. La cucina di Maria è sempre più zozza, i suoi gusti sempre più retrogusti, ma il cronometro è sempre lì in agguato, a misurare Danilo Di Luca e quel che resta di Lance Armstrong. E, insieme al cronometro, appollaiati sulle moto, ormai quasi figure mitologiche metà uomini e metà motociclette, Emanuele Dotto e Giovanni Scaramuzzino, con Antonello Orlando a coordinare il tutto dal traguardo. Orlando ordina: «Prendete il distacco ora!» e i due uomini-moto si piazzano immediatamente: «Mi fermo sul ciglio della strada, sulla pietra miliare a sinistra, a fianco della scritta Spqr, vicino al manifesto di Pasqualino Mobili, quello affisso il 12 di maggio». E l'altro, di rimando: «Perfetto, penso di aver intuito il manifesto a cui ti riferisci. Se hai altri particolari per aiutarmi a identificarlo meglio, dimmeli pure». E, quando c'è in studio Riccardo Cucchi, che è un po' il supercapo di tutti, riesce a condire il tutto ancora meglio. Insomma, sono brani di grande radio, capolavori che viaggiano bene in onde medie e modulazione di frequenza. Così come sono brani di grande radio - qualcosa in grado di riconciliare con il mezzo gli approfondimenti serali dedicati al ricordo dei cent' anni di Giro d' Italia. Spesso conduce Luigi Coppola, ma va molto bene anche Paolo Zauli che, senza il sottofondo dei motori, sta crescendo vocalmente benissimo. Qualche sera fa, ho avuto anche la fortuna di essere invitato come ospite (in radio è fantastico, basta un telefono ed è fatta) e di commentare insieme alla squadra di Radiouno e a Fiorenzo Magni la serata del Musichiere con ospiti Fausto Coppi e Gino Bartali in versione canterina. Confesso che conosco quasi a memoria quel brano e ho negli occhi le immagini color seppia di Mario Riva, ma sono riuscito a commuovermi una volta di più, anche senza schermo davanti. È la forza evocativa della parola. È il potere dirompente della radio. È la capacità di far vedere anche senza vedere. Che, con le dirette e le trasmissioni di Radiouno dal Giro, raggiunge le sue vette. Come in un articolo del nostro Cristiano Gatti. Come nella più virtuosa delle macchine del tempo.

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