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giovedì 5 giugno 2014

Riccardo Cucchi, GRAZIE per 20 anni magistrali

#tuttoilcalcioblog
di Marco D'Alessandro - Quando li abbiamo ascoltati assieme in due radiocronache nelle battute finali di campionato per Sassuolo-Juventus e Juventus-Atalanta, sembrava fossero le prove generali per l'avventura mondiale della coppia azzurra. Il duo Cucchi & Repice era apparso già scalpitante. Ed invece gli eventi negheranno quello che tutti gli ascoltatori stavano aspettando, con tanto di colpo di scena. Con netto anticipo sul previsto, ecco il passaggio di testimone per la prima voce narrante delle gesta della Nazionale. Riccardo Cucchi lascia il microfono azzurro dopo due decenni a dir poco onorati. Come da sua stessa ammissione, dovendo coordinare il gruppo di lavoro da Saxarubra per il prossimo Mondiale brasiliano che sarà seguito e raccontato quasi tutto da studio, da caporedattore non potrà permettersi la trasferta sudamericana al seguito delle partite della comitiva di Prandelli che saranno le uniche coperte direttamente sul posto da Radio Rai  a seguito dello sconcertante taglio di Gubitosi, Direttore Generale Rai. Gli azzurri e qualche partita seguita da Bisantis in Brasile saranno le eccezioni. Italia-Lussemburgo, dunque, ha chiuso un cerchio magico lungo venti anni.

Cucchi si è congedato dall'azzurro senza far suonare i tromboni, ma in maniera asciutta e sobria, come suo stile. L'in bocca al lupo a Francesco Repice ed Antonio Monaco a radiocronaca conclusa e poco più, con discrezione, senza protagonismi. Un uomo che racconta la partita e non ha mai fatto la radiocronaca di sè stesso mettendosi al di sopra dell'evento. L'ultima lezione di un radiocronista che ancora oggi a quasi 62 anni è il migliore su piazza e che è uno degli ultimi giornalisti in circolazione a poter essere identificato come un Maestro del suo mestiere. Una voce che ci ha raccontato la Nazionale con tanta passione ma coniugata alla dovizia e alla lucidità nel descriverla e nell'analizzarla, senza mai lasciarsi travolgere dall'emotività. Un radiocronista impeccabile che ha sempre saputo usare le parole appropriate per definire e colorare un momento o per criticare un personaggio. Da Cucchi abbiamo sempre avuto modo, ad esempio, di ascoltare delle grandi qualità tecniche di Balotelli ma anche che vorremmo parlarne di più come calciatore e che un sorriso in più, ogni tanto, non guasterebbe. Quando abbiamo perso una finale europea per 4-0, ascoltando la Radio, abbiamo capito che è stata una dura sconfitta sportiva ma che l'avversario va applaudito e gratificato. Quando abbiamo vinto una finale mondiale, prima di alzare quella Coppa del Mondo a Berlino, ci ha ricordato che non essere disciplinati fa parte della nostra natura. E infine, quando il giovane Marco Verratti insisteva con i colpi di tacco, appuntava che non bisogna esagerare con i leziosismi. Critica mai pesante e mai bacchettona ma precisa, competente e con quel pizzico di paternalità che distingue un quaquaraquà dall'opinione autorevole di ha una certa esperienza. Un radiocronista che ha sempre tenuto in mano il pallino del gioco e il ritmo della partita, non andando più veloce della palla, sapendo modulare il tono della voce al contesto adeguato, senza strillare inutilmente come è invece moda attuale, perchè con Cucchi c'è stata la "rete" secca e la "re-teeeeeeee!" strascicata con la voce roca della grande occasione, con la "e" finale in dissolvenza o crescita, a seconda dell'occasione. Perchè con Riccardo per sentire parlare di "Pazzesco!" abbiamo atteso un gol di Grosso in un supplementare di una semifinale Mondiale e non per un passaggio filtrante a centrocampo.



Cucchi è un radiocronista che non parla sopra a sè stesso, non apre mai parentesi senza chiuderle, non si mangia le lettere, ha una dizione perfetta, ha un lessico forbito, ha un timbro vocale da doppiatore, ha la classe dei gentili ascoltatori, sa dosare il ritmo: unico nel velocizzare quando l'azione scatta così come a scandire le parole con quella caratteristica frazione di secondo di suspance tra una parola e l'altra. Perfetta anche l'intesa con le seconde voci, mai dimenticate nel corso delle radiocronache, così come è stato anche a Perugia con Antonello Brughini. Italia-Lussemburgo 1-1 lascia la malinconia analoga ad un amichevole del 2002, Italia-Slovenia 0-1. Una magra figura dei nostri prodi, a Trieste, accompagnò l'ultima telecronaca di Bruno Pizzul per la Rai. Così come in quella partita agostana, una voce azzurra si congeda con una partitaccia della nostra squadra. Una vera voce della Nazionale, quella che ti fa pensare alla maglia di Baggio anche se la sentissi a proposito di come si prepara la ricetta dello zabaione o, più semplicemente, quando racconta la tua squadra di club e ti senti onorato di quel prestigio. Quella voce che ti affascina a sentirla pronunciare il cognome del tuo azzurro preferito e chissà come suonerà con il campioncino debuttante. In televisione la successione del Brunone nazionale è ancora oggi un trauma irrisolto. Tutti lo rimpiangono, tutti ne sono orfani. Dal 2002, la Tv di Stato ha cambiato cinque volte il telecronista ufficiale e tenetevi forte, perchè pare che dopo il Mondiale sarà il turno di un nuovo passaggio di consegne: da Stefano Bizzotto ad Alberto Rimedio. La tv non ha più la voce che arriva fino alla pensione, anzi, ne ha pure di multiple che fanno concorrenza spietata, pensando alla pay tv. Non c'è più orientamento. La Radio ha e dovrà continuare ad avere le idee chiare. In Radio l'onore azzurro è ancora qualcosa di sacro. La voce azzurra è quella che accompagna e cresce le generazioni, quella che vede succedersi i commissari tecnici e i capitani, quella che ha raccontato i gol da Dino Baggio a Claudio Marchisio, quella che quando la ascolti ti senti in famiglia. Con Riccardo Cucchi abbiamo vinto un Mondiale, abbiamo sfiorato due Europei, abbiamo battuto la Germania per quattro volte, abbiamo infranto la rogna dei calci di rigore, abbiamo affrontato quattro battaglie con i cugini francesi, abbiamo sorbito la seconda dannata Sud Corea, abbiamo viaggiato nei continenti. Venti anni che si chiudono senza aver imboccato il viale del tramonto. Un congedo lontano dalla pensione. In un Paese come il nostro dove si rimane attaccati a poltrone ed incarichi fino a quando si campa, fa riflettere un Riccardo Cucchi che proprio alla vigilia di un Mondiale cede il suo onore a Francesco Repice "per favorire il ricambio generazionale" dopo Nicolò Carosio, Enrico Ameri, Sandro Ciotti. Grazie ancora, Riccardo. Buon vento, Francesco.



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