lunedì 30 giugno 2014

La Radio-Pagella Mondiale 2014: Puntata 6

di Francesco Furlan per #tuttoilcalcioblog

Francesco Repice (Brasile-Cile): ero convinto che l’eliminazione dell’Italia avrebbe giovato alle cronache di Repice, sgravandolo dal compito di dover “tifare” a tutti i costi. Sono felice di non essermi sbagliato, dato che la sua prestazione nel primo ottavo di finale del Mondiale è stata per lo più eccellente. Solito gran ritmo (ma non frenesia a tutti i costi), che diventava assai difficile da interrompere quando dovevano intervenire gli opinionisti da studio (un inopportuno intervento di Casarin fa quasi saltare la paratissima di Julio Cesar su Vidal). Repice martella alla grande anche durante i supplementari ed i rigori. Peccato per qualche eccesso francamente evitabile, di cui ci occuperemo dopo la pubblicità.

Emanuele Dotto/Ugo Russo (Colombia-Uruguay): la Colombia è fino a qui la più bella sorpresa del Mondiale. Ottima la prova di Dotto e Russo che ne raccontano le vicende con grande passione e calore. Battute piuttosto scontate sui “Cafeteros” a parte, il ritmo è buono per tutti i novanta minuti, anche se si rischia un po’ di salotto dopo il raddoppio Colombiano che di fatto chiude la partita. Da rimarcare le frequenti allusioni di Dotto al suo secondo sport d’elezione, il ciclismo, abbastanza inevitabili visto l’esito dell’ultimo Giro d’Italia. Russo si conferma in forma smagliante anche come seconda voce (avrei scommesso su un suo utilizzo come prima voce per Costarica-Grecia, ma spero lo troveremo comunque oggi o domani) e conferma la fin qui meritatamente conquistata palma di migliore in campo nella squadra di Radio Rai.

Massimo Barchiesi/Emanuele Dotto/Italo Cucci (Costarica-Grecia): ammetto onestamente che fino al gol dei Costaricani (o Costaricensi ? Boh…), la sua prestazione mi era parsa piuttosto scialba. Evidentemente colpa di una partita che nel primo tempo aveva raggiunto vette di bruttezza ineffabile. Molto meglio nella ripresa: prende quota dopo il gol di Ruiz e decolla definitivamente nel racconto dell’assedio Greco nel finale, quando propone ripetutamente le sue famose vocali aperte, che farebbero la disperazione di qualsiasi maestro di canto. Come da copione, ottimi gli interventi di Dotto e Cucci (fra epopee omeriche, Eros e Thanatos, il canovaccio sembrava abbastanza scritto). Ottimo anche il racconto dei tempi supplementari, quando Barchiesi esalta le prodezze del portiere Navas. Qualche eccesso di troppo, forse, al momento dei rigori; peccato per il commento finale giocoforza assai stringato. Cucci chiude con l’inevitabile “Tragedia Greca, editoriale di Omero” una serata tutto sommato molto piacevole.

Intermezzo: alla rassegna dei Caroselli “mondiali” manca solo l’anno 1966, quando andò in scena il peggior Mondiale della storia per la nostra Nazionale, chiuso da quella che rimane probabilmente la sconfitta in assoluto più umiliante degli Azzurri. Parlando di Carosello, non si può non nominare uno dei gruppi che più hanno contribuito a modernizzare la canzone Italiana: il Quartetto Cetra partecipò ad innumerevoli campagne pubblicitarie. In questo caso, il noto gruppo presta le sue voci (parodiando uno dei suoi successi di argomento “sportivo”) alla pubblicità animata di un noto prodotto per la casa. Da notare come anche i personaggi vadano evolvendosi con il costume: la giovane protagonista dello spot compare senza cavaliere ed in perfetto abbigliamento “moderno”, addirittura con i pantaloni.



Francesco Repice (Brasile-Cile): si può criticare una cronaca spettacolare come quella di Repice, sabato scorso? Non si può, però qualche pecca è emersa e non mi sento di non segnalarla. Intanto: il “rrrrrrete” di Repice purtroppo pare definitivamente entrato nel cassetto dei ricordi, sostituito da urla belluine sul nome del marcatore che ricordano altri personaggi non radiofonici, miracolati dalla vittoria Azzurra del 2006. Peccato anche che, quando l’ottimo Francesco aveva fatto partire un abbozzo della sua famosa “rrrrrr”, l’arbitro Webb gli strozzi l’urlo in gola, annullando la rete di Hulk. Segnaliamo anche la lotta con il nome del portiere Brasiliano, chiamato per tre volte “Julio Sergio” anziché “Cesar”. Per risolvere il problema, Repice ricorre ad un “Giulione” che, in tutta onestà, ci fa pensare che i due si siano ritrovati più di qualche volta a mangiare assieme la minestra di fagioli con le lasagne alla sagra del fagiolo di Lamon. Terrificante il suo “Giulione c’èèèèèèèèèèèè” su uno dei rigori parati dall’ex portiere dell’Inter, così come un tono in genere troppo elevato, quasi da finale, per i primi due-tre tiri dal dischetto della serie. Insomma, qualche eccesso c’è stato: niente che possa inficiare una cronaca splendida, ma che comunque un poco di fastidio lo dà.

Massimiliano Graziani (Costarica-Grecia): duole dirlo, ma ieri sera l’ottimo Massimiliano era più che mai in modalità “Sora Lella”. L’accento romanesco pare un difetto oramai ineliminabile (del resto, non è l’unico ad avere questo problema), però, magari, si potrebbe cercare di limitarlo un pochino. Ieri sera gli sono scappati i cavalli almeno due-tre volte (terrificante un “cerca d’annaà via s’aa fascia” che ricordava il miglior Verdone). Raggelante, poi, la sua uscita sul pareggio della Grecia quando, approfittando del fatto che non si è più in fascia protetta, vede addirittura i prodromi di un’orgia gay in campo (le parole precise non le ho segnate, ma suonavano tipo “più che un abbraccio, un amplesso per i giocatori Greci, arrotolati uno sopra l’altro”). Si riscatta comunque con un bel sostegno all’inesauribile Barchiesi durante tutti i supplementari, nonostante la sensazione che da un momento all’altro gli possa scappare un’ordinazione per una coda alla vaccinara o un quarto di Montefiascone.

Filippo Corsini: terminata quasi senza intoppi la sua conduzione durante Brasile-Cile, rimane nello studio di Saxa Rubra a suggerire freddure a Dotto e Russo. Diciamo che il suo “l’Uruguay senza Suarez non morde” non entrerà nella classifica delle battute più originali di questa rassegna mondiale.
Chiudiamo la puntata di oggi ricordando uno dei grandi maestri delle orchestre “leggere” della Rai: Enrico Simonetti, che perì ancora giovane nel 1978. Grande musicista ed ottimo attore, in questa puntata di “Senza rete” del 1970 si cimenta in un divertente cross-over fra generi diversi (fra l’altro, l’utilizzo dell’organo elettronico, mi ha anche fatto ricordare che per anni fu il testimonial pubblicitario per una nota marca di pianole elettriche, che, penso, molti di noi avranno posseduto):

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