lunedì 16 giugno 2014

La Radio-Pagella Mondiale 2014: Puntata 1

#tuttoilcalcioblog
di Francesco Furlan

Doverosa premessa. RadioRai merita, da qui alla fine dei Mondiali, un top incondizionato e grande come una casa per come sta gestendo il tutto. Ho molto apprezzato la metafora calcistica di Marco D’Alessandro nel suo post di ieri (“Riccardo Cucchi è in studio, a Saxarubra, ad allenare la sua impeccabile squadra di professionisti che sta giocando d'attacco una partita che i dirigenti hanno costretto al modulo difensivo.”). E’ la pura verità: se non sapessi che la maggior parte delle cronache sono da studio, non penso me ne sarei accorto. Detto questo, mi sento comunque un poco a disagio a dover parlare di radiocronache fatte da professionisti che sono abituati a farle sul campo e si trovano invece a doverle fare guardando un monitor: sarebbe come parlare di un cast di cantanti d’opera avendoli sentiti solo in disco.

Detto questo, permettetemi di dedicare anche due righe alla scandalosa programmazione televisiva della Rai: una “course a l’abime” che sembra davvero non aver mai fine, anno dopo anno. Trasmissioni perfettamente inutili, insopportabili chiacchiere in libertà, due-tre studi che danno l’impressione di essere lì solo per permettere a qualche conduttore di essere presente, mentre di Max Giusti e della sua trasmissione su Raisport 1 è bello tacere…in tutto questo delle immagini riguardanti le partite che la Rai non può trasmettere non v’è traccia. Non so come sia la questione dei diritti acquisiti da Sky, ma dubito molto che la Rai non possa mandare trenta secondi di immagini con i gol di una partita disputata almeno sei-sette ore prima fino ad oltre l’una di notte. Sarebbe il caso di chiedersi dove sia il famoso rispetto per l’abbonato, che ogni inverno si deve sorbettare il martellamento pubblicitario su quanto bello sia pagare il canone più basso d’Europa.

Ergo, per queste pagelle Mondiali, ho inserito anche una simpatica modalità “laudator temporis acti” (così almeno l’amico Francesco Del Giudice troverà qualche motivo ulteriore per ironizzare sulla mia non più verde età ): fra i top ed i flop troverete un intermezzo pubblicitario tratto dagli anni in cui si disputarono i Mondiali di qualche anno fa; alla fine della pagelle troverete invece un piccolo omaggio alle defunte Orchestre della Rai. Solite manie passatiste ? Forse: ma, come mi diceva qualche giorno fa l’amico Stefano Stradotto, “mi pare cosa buona e giusta…per ricordarsi di quando la Rai Tv era una cosa seria e anche per rendersi conto che, andando aventi di questo passo, non tornerà mai più ad esserlo”.


Ugo Russo/Daniele Fortuna (Costa d’Avorio-Giappone e Francia-Honduras): sontuoso debutto Mondiale per Ugo Russo, in quella che era la temutissima partita delle tre di notte. I nostri eroi delle ore piccole non si trovano minimamente a disagio ed anzi sciorinano una cronaca di altissimo livello, prendendo grandiosamente bene tutti gli episodi salienti. Rimarchevole, tanto più che Russo non è molto abituato alle integrali. Ci strappa anche un sorriso quando parla di spettatori “di fede Africana…”, riferendosi ai supporter della formazione ivoriana. Molto buona anche la prestazione di Fortuna come seconda voce, che riscatta così l’esordio non brillantissimo in Messico-Camerun. Dopo meno di ventiquattro ore, la stessa coppia si deve sciroppare anche un non memorabile Francia-Honuras. Bravissimi comunque a rimanere sul pezzo per tutti o quasi i novanta minuti (Russo cita anche “il grandissimo Bruno Pizzul”), episodio della “moviola in campo” compreso (ne hanno capito più loro dell’arbitro, probabilmente). Evidenziata in maniera lampante la differenza con quanto accaduto solo un paio d’ore prima. Due prestazioni davvero memorabili !

Emanuele Dotto/Giovanni Scaramuzzino (Uruguay-Costarica): ottime anche le prime due integrali per Dotto. In Messico-Camerun è costretto spesso a traccheggiare visto il basso livello della partita. Nell’incontro del nostro girone, invece, cresce visibilmente dopo il noioso primo tempo, scatenandosi nella ripresa (sua vittima preferita è il povero Stuani, che i tifosi della Reggina presumo ricordino ancora con orrore), quando apre il cofanetto delle perle (che immagino Stefano avrà opportunamente spigolato per il suo blob) e ci fa divertire fino alla fine. Davvero eccellente anche l’apporto di Scaramuzzino come seconda voce: né invadente né remissivo, legge con grande capacità l’evolversi della situazione in campo e ci fa pensare che, anche durante il campionato, magari qualche volta si potrebbe “sacrificarlo”, almeno per le partite di cartello.

Marco Tardelli: è la più bella sorpresa della seconda giornata di gare. Viene di fatto coinvolto in una cronaca di Messico-Camerun che diventa subito a tre (cosa che, onestamente, finisce per rendere abbastanza superflua la presenza di Fortuna). Gradevoli i siparietti con Dotto (“Dotto ha sempre ragione” è un must che ricompare infatti anche in Uruguay-Costarica), quasi sempre pertinenti gli interventi, cosa che invece difetta un poco a Casarin (che, va anche detto, viene spesso chiamato in causa un po’ a capocchia per questioni arbitrali) e Cucci (i due gol di Colombia-Grecia durante le sue rievocazioni storiche sono due piccoli punti neri nella divertente radiocronaca di Colombia-Grecia, con un Graziani in versione “liceo classico”). Piacevole presenza, che io personalmente preferisco di gran lunga rispetto all’altro Campione del Mondo che affligge tutti i post-partita domenicali .

Intermezzo pubblicitario: il 1962 fu forse l’ultimo Mondiale davvero “radiofonico” dato che, non essendoci ancora i collegamenti via satellite, solo la radio trasmetteva la partita in diretta. Al 1962 risale questo spot, che fa parte di una delle serie più famose nella storia di Carosello. Stellare anche il cast dei doppiatori che sono Virgilio Savona (del Quartetto Cetra) ed Alighiero Noschese. Il celeberrimo jingle è di…Emil Waldteufel (o meglio di Giampiero Boneschi, che si ispira chiaramente ad un valzer spagnoleggiante del compositore francese di cui, confesso, non ricordo il titolo):




Francesco Repice/Antonio Monaco (Inghilterra-Italia): temevo molto l’esordio di Repice come voce della Nazionale in una competizione ufficiale, più che altro perché, conoscendo il suo impeto e la sua generosità, il rischio che potesse strafare era assai concreto. Le cose sono andate oltre ogni pessimistica previsione: già dall’esordio avevo intuito che ci aspettava una cronaca con baionetta innestata e grancassa al seguito. Purtroppo è stato così: dall’inizio frenetico oltre ogni dire (sembrava di sentire il grido “Savoia” ogni volta che l’Italia varcava la metacampo) al racconto, lardellato di iperboli ed esaltazioni spesso ingiustificate, per tutti i novanta minuti. Il nadir si è purtroppo toccato nel racconto dei tre gol: sulla rasoiata di Marchisio c’è uno splendido “rete” che viene purtroppo travolto da una scarica di urla che poco hanno di umano; il pareggio di Sturridge viene raccontato con lo stesso tono di voce con cui Repice leggerebbe la condanna all’esilio perpetuo di Pirlo; sul 2-1 di SuperMario manco c’è più il “rete”, ma rimane tutto l’armamentario del gol di Marchisio. L’amico Marco D’Alessandro, sempre nel suo bel post, diceva che “ci siamo emozionati con Repice”. Mi spiace, ma non sono d’accordo: io non mi sono emozionato per nulla. Anzi: la continua, frenetica esaltazione di qualsiasi fatto accada in campo, può risultare noioso tanto quanto il tono monocorde ed anemico di altri radiocronisti. La tradizione, in tutti gli ambiti, qualcosa conta. Carosio, Ameri, lo stesso Cucchi non raccontavano così le partite, anche nei momenti più concitati ed esaltanti. Ognuno ha il suo stile ed i tempi cambiano: ma alla radio certe forzature, a mio avviso, stonano molto più che alla TV. Se come prima voce, confesso di aver rimpianto Cucchi, come seconda voce si è molto sentita la mancanza di…Repice ! Monaco mi è sembrato intimidito oltre ogni dire (del resto quando il buon Francesco prende l’aire diventa difficile riuscire a fermarlo): peccato perché ricordo prestazioni davvero di livello da seconda voce, anche in partite importanti. Speriamo anche lui prenda un po’ più di coraggio e magari vinca quell’emozione che gli ha fatto profferire un rabbrividente “ci STAVA” di avalloniana memoria sull’1-0 degli Azzurri. PS: scrivo di Repice…e poi leggo il titolo dell’editoriale di De Paola sul Corsport di ieri: “Nessuno ha un centrocampo come il nostro”. E sento Prandelli parlare di “partita epica…che non dimenticheremo per tutta la vita”…allora, forse, tutto quanto ho scritto sopra è un problema molto, molto, molto relativo…

Giulio Delfino/Massimo Barchiesi/Emanuele Dotto (Svizzera-Ecuador):  Trasmettiamo ora la prima puntata de “Il salotto della Contessa Maffei”. Personaggi ed interpreti: Giulio Delfino (la Contessa Maffei); Massimo Barchiesi (Andrea Maffei, suo marito); Emanuele Dotto (Giuseppe Verdi).
-Caro Conte, oggi dovrebbe venirci a trovare il sommo compositore e caro amico, ma non sapevo che avevate di già invitato quei ventidue screanzati per la dimostrazione ginnico-sportiva…e adesso ?

-Contessa, non li posso certo rimandare a casa, ci costano un occhio della testa…volete che il buon Verdi non si interessi proprio di alcuno sport ?

-Non saprei…beh…casomai Lei gli mostri come sta procedendo il lavoro sul libretto dei “Masnadieri”, degli scalmanati mi occupo io…

-Eccellente idea…caro Verdi…si parlava giusto di Lei… venga si accomodi.

-Grazie, Conte. Volevo portar meco anche Filippo Coletti, che dovrà cantare la parte di Franz Moor, ma non è potuto venire.

- Oh Conte, guardi sti ventidue malnati che scorrazzano nel giardino. Quello negro vestito di giallo ha tirato una paurosa testata e ci ha mezzo rovinato la siepe dello spigonardo selvatico, maledizione…

-Contessa…moderi i termini…si dice “goal”, non glielo ha spiegato Lord Salomon ?

-Boh…sarà…io avrei volentieri ascoltato una romanza da camera del nostro ospite…invece mi trovo i lanzichenecchi alle porte (risate generali).

-Cara Contessa, bisogna anche seguire le mode…ad esempio…guardi…chi è quella faccia di Tedesco seduto nell’altalena ai bordi del giardino ? Sarà mica un emissario di Wagner venuto a spiare come procedono i lavori per il nostro libretto ?

-Ma no, caro Verdi…quello sta solo dando indicazioni a quelli che hanno la divisa rosso-crociata: non vede ? Ne ha fatto entrare uno e quello subito…zac…mi ha centrato in pieno il sicomoro…sto…

-Contessa…suvvia, non se la prenda, tanto fra poco è finita…pensi che i ragazzi esotici in giallo hanno un ottima tradizione in queste dimostrazioni sportive…

-Dice, Caro Conte ? A me pare che quel ragazzo arrivato per ultimo gli abbia appena fatto…come si dice…goal ?

-Brava Contessa, finalmente ha capito. Beh, dai, penso che per oggi abbiano terminato. Caro Verdi, ci rivediamo fra qualche giorno ? Sto giusto rivedendo il testo della cabaletta di Amalia…

-Sempre preziosi, cari amici. A presto !

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E, per finire, restiamo in ambito lirico per lo spazio dedicato alle Orchestre della Rai. Nel 1954 la Tv di stato, appena nata, trasmise il primo Mondiale televisivo. Carosello non esisteva ancora, ma la stagione lirica televisiva della Rai era già iniziata. Ed ecco quindi una della più celebri scene del nostro cosiddetto verismo musicale cantata da uno dei grandissimi della lirica del secolo scorso: Franco Corelli. L’Orchestra di Torino della Rai è diretta da Alfredo Simonetto:





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