lunedì 26 maggio 2014

Formula Radio 2014 (06) - MonteRosberg, polemiche e iella

#tuttoilcalcioblog
di Marco D'Alessandro - Montecarlo ci dice che in Formula Uno c'è un Mondiale: magari un po' monomarca, magari con corse che potrebbero divertire di più. Ma c'è un campionato che proprio tra le strade cittadine del principato, può aver fatto esplodere con tutta probabilità quella miccia tra i due cacciatori dell'iride.
Nico Rosberg ha corso in casa, sul circuito che conosce come le sue tasche. Ha conquistato una pole position che ha innescato una ridda di polemiche sulle modalità con la quale è stata ottenuta.
Cose che succedono, come ripetiamo fin troppo spesso, quando si rende la qualifica una faccenda riservata all'ultimo minuto.
Si sa come una pole monegasca sia fondamentale e sia un concetto scontato come le mezze stagioni che non ci sono più.
"E Nico Rosberg si va ad infognare" è la frase con cui la radiocronaca di Giulio Delfino scandisce il fuoripista del tedesco che costringe i commissari di pista ad esporre bandiera gialla e quindi a rallentare per i piloti alla ricerca dell'ultimo spunto. Rimaneva così saldo il miglior tempo del Leonardo di Caprio del volante. In diretta, alla Radio, Giulio Delfino non si accorge della polemica esplosa e non avanza sospetti sulla manovra di Rosberg ed era già fuori onda quando la sessione era terminata, i piloti tornavano in Paddock e Hamilton non degnava di nemmeno mezzo sguardo il compagno rivale. E' ufficiale: è lotta aperta e ci si potrebbe cominciare a divertire. Il biondino che parla cinque lingue e sorride sempre, verrà poi indagato dai giudici, ma assolto.
Non può non aver ricordato la vicenda analoga (anche se in un altro tratto di pista) di cui fu protagonista Michael Schumacher nel 2006, quando si piantò e conquistò una pole poi revocata: fu retrocesso all'ultimo posto. Se oggi gli sussurrassero in un orecchio che cosa hanno fatto con Rosberg, si sveglierebbe di colpo. Ma purtroppo da Grenoble continua il grande silenzio, misto a smarrimento, sulle sue condizioni.
Ed allora, è ancora tempo di amarcord. A Montecarlo risale l'ultima grande Magia della carriera del Kaiser, un momento tratto dal Capitolo Nonno Schumi. Erano le qualifiche monegasche dell'anno 2012. L'ultraquarantenne stampa il miglior tempo nel circuito dove più d'ogni altro luogo, emerge il manico del fuoriclasse nel giro secco tra i muretti e le strade strette. L'ultima volta da numero uno di Michael Schumacher. Una beffarda penalità accumulata nella gara precedente non gli consentì di scattare dalla prima fila in griglia. Ma quella prodezza rimane. Giulio Delfino ce la raccontò così: Re Schumi è tornato.










La gara conferma la legge di Montecarlo: a scanso di equivoci, pioggia e imprevisti, il sabato consegna mezza vittoria. Rosberg governa senza se e senza ma. Hamilton ci vorrebbe provare, ma non è il suo fine settimana e si ritrova a dover difendere la seconda posizione dall'attacco finale del redbullista Ricciardo, a causa di un detrito che gli procurava un problema ad un occhio.
La notizia della domenica è che a lottare con le sventure dell'anglocaraibico avremmo potuto ammirare un grande Raikkonen che guadagna due posizioni al via, approfitta dell'ennesima giornata no di Vettel e si ritrova a navigare in terza posizione, con un signor ritmo di gara inferiore solamente alla Mercedes. La gara del finnico diventerà quella dei bestemmioni, quando nel bel mezzo di una safety car, incappa in un'improbabile Marussia di Chilton e fora una gomma: arrivederci sogni di gloria. Dirà Delfino a Zona Cesarini il giorno dopo, toccandola piano: "Inguardabile e allucinante Chilton, meriterebbe tre-quattro gare di stop!".
 E' il chiaro segno di un anno che se dev'essere negativo, per la Ferrari lo sarà in maniera totale. Non si era avvicinata bene nemmeno a questo Gran Premio, con una polemicuccia di scarso gusto su Alonso, che maldestramente aveva dichiarato che gli arrivano elogi più dal mondo esterno (vedi Mercedes) che da quello interno. Montezemolo rispondeva che lo spagnolo è il miglior pilota del mondo, per la gioia di chi tifa Kimi. Messo in soffitta il misunderstanding, Alonso si porta a casa un quarto posto senza infamia e senza lode, in una gara che ha corso da ciclista, lontano dai guai di un mucchio e piano, sano, al traguardo, con punti che fanno classifica. Per la prossima gara a Montreal (Canada), sono annunciati sviluppi per le Rosse. Gli appassionati delle vicende ferrariste non sanno se tremare o sperare, visto che solitamente alle evoluzioni seguono solo involuzioni.
Ma la cosa migliore di Montecarlo è che, col football che libera il pomeriggio, tutto il Gran Premio ce lo siamo potuti gustare per Radio, con Giulio Delfino inviato sul posto.






Montecarlo evoca amarcord ad ogni tornante. La Ferrari non ci vince dal 2001, quando lo stipendio di Schumi si pagava ancora in lire e quando Carlo Ancelotti allenava la Juventus e nessuno avrebbe pensato che in 13 anni avrebbe vinto per tre volte la Champions League.
Ma Montecarlo è un nome che risveglia il ricordo di Ayrton Senna. Nessuno percorreva la Rascasse e la Santa Devota come lui. Nessuno ci ha mai vinto sei volte, se non lui. Nessun altro ci ha saputo vincere per cinque volte di fila. Pochi come lui sono stati capaci di impressionare all'esordio dal quale sono passati 30 anni esatti: guidava una Toleman, aveva 24 anni, pioveva che Dio la mandava, mangiava sei secondi al giro a Prost, dovette accontentarsi del secondo posto poichè la gara venne magicamente interrotta. 20 anni fa, nel 1994, Montecarlo fu il primo Gran Premio dopo quel primo Maggio di Imola. La ricorrenza l'hanno celebrata tutti, chi più e chi meno. Semplicemente, ci manchi ancora troppo, Ayrton.
E sempre #ForzaMichael.

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