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mercoledì 30 aprile 2014

Un passo nella storia - Episodio 102

#tuttoilcalcioblog
di Roberto Pelucchi
Tutto il calcio minuto per minuto accompagna le domeniche degli italiani dal gennaio 1960, un rito pagano soprattutto tra gli anni Sessanta e Novanta, prima che la radio diventasse periferia dell'impero (televisivo). Quando Tutto il calcio non andava in onda, d'estate o in caso di scioperi di tecnici e giornalisti, per milioni di tifosi era un dramma. Proprio in occasione di uno sciopero annunciato per il 12 febbraio 1995, il bravissimo Roberto Beccantini - una delle migliori penne italiane, per anni giurato italiano del Pallone d'oro, ora in pensione, ma seguitissimo sul suo blog - scrisse questo articolo sulla Stampa di Torino. Per la cronaca, all'ultimo momento i giornalisti di Radio Rai sospesero lo sciopero e la trasmissione andò in onda regolarmente.

Un caso? Forse. Un segno? Perché no. Di sicuro, un peccato. Proprio la domenica in cui la cigolante carovana si rimette in marcia, e le partite cominciano con cinque minuti di ritardo per permettere ai capitani delle squadre di parlare ai cuori dei tifosi, si ferma «Tutto il calcio minuto per minuto». Silenzio. Sciopero. Problemi aziendali. Potrebbe rientrare. Non si sa. Gli inviati sono stati designati e spediti, comunque. Noi tifiamo perché rientri. «Tutto il calcio minuto per minuto» è la trasmissione cult della radio. Quella che, più di tutte e meglio di tutte, televisione compresa, ha accompagnato, e accompagna, i deliri e i capricci del fanciullino che è in noi. Il dotto vocione di Sandro Ciotti, l'urlo spiritato di Ezio Luzzi, il notarile calcese di Alfredo Provenzali: al di là dello stile, contano lo spirito (di servizio, anche) e il messaggio. Per novanta minuti mai così tanti in ostaggio di così pochi, in balia di vibrazioni improvvise, alla mercè di scariche a volte fauste a volte no. Oggi come ieri, anche se oggi meno di ieri. Allo stadio, nelle case, in redazione: la radiolina accesa, e la tv pure, magari su Rai3, e su «Quelli che il calcio», i quali - ogni tanto, guarda caso: ma non è un caso, è un disegno, una sinergia - si defilano per lasciare campo libero al tambureggiare dei cronisti da sbarco, una task force che ha fatto di un normalissimo «studio centrale» un tempio, e del ritmo incalzante una splendida mania. C'è stata la tragedia di Marassi, al cui epilogo (partita sospesa) proprio un corista di «Tutto il calcio minuto per minuto» diede un impulso cruciale, divulgando (in diretta, con tono metallico e timbro angosciato) la notizia della morte di Vincenzo Spagnolo. C'è stata la domenica della Grande Espiazione, introdotta e seguita da dibattiti, decreti, conclavi, lo sport fermo, gli ultra a congresso. Dicono che il calcio non dovrà più essere uguale a prima. Nella speranza che ciò avvenga, è notizia di giovedì, Matarrese ha deciso di assoldare addirittura la famigerata moviola: non più (o meglio: non solo) per spogliare gli arbitri delle loro topiche, ma per pizzicare i furbi e smascherare gli imbroglioni. Se la moviola e i suoi acidi precettori trasmettono bacilli e seminano rancori, «Tutto il calcio» unisce e scompare, come si diceva una volta, al triplice fischio dell'arbitro. Specchio fedele di una certa Italia da cartolina, gattopardesca ma anche semplice, croccante, laboriosa, piena di slanci, domani ci mancherà. Per risalire al tifo del radiocronista si scomponeva il tono della voce, se si limitava a scandire il gol oppure (se) lo strillava con enfasi. Quante volte Enrico Ameri è stato circondato da tifosi che brandivano le radioline come sinistri machete. E così, domani, i fedeli entreranno nello stadio al buio, per loro non esisterà che il rito che stanno officiando. Una sensazione strana, inedita, kafkiana. E' probabile che i risultati delle altre gare sfilino comunque sui tabelloni. Inoltre, ci penseranno i «privati» e i «locali» a garantire estratti alternativi, a riempire, almeno in parte, lo spazio lasciato vuoto dal Mito. Ma non sarà la stessa cosa. Ci mancherà, fra gol catturato al transistor e gol esposto sul display, l'emozionante zibaldone (gridolino-brusìo-muggito-boato) che dal gennaio del 1960 fa parte di noi.





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