sabato 9 gennaio 2010
08:59

I miei 50: Episodio 10

1998. Mondiali di calcio. Il primo evento sportivo che seguii con attenzione ed applicazione, minuto per minuto. Settembre del medesimo anno: il contatto. Una vecchia radio a transistor trasmetteva la prima giornata del cmpionato di calcio di Serie A. Tutto il calcio minuto per minuto, puntata numero uno per me; chissà oggi a che quota siamo. Avevo dieci anni. No, non voglio cominciare la solita solfa su quanto fosse bello il calcio di una volta, non foss'altro perché non l'ho vissuto. E però si giocava alle 14.30 in inverno, alle 16 in primavera inoltrata, insomma, quel 1998 non faceva parte della nuova era. Il mio radiocronista preferito era Livio Forma, una sicurezza granitica. Come dimenticare il pathos irradiato da Gentili, le scintillanti trovate lessicali di Dotto, le memorabili interruzioni di Tonino Raffa, la splendida voce di Riccardo Cucchi dal campo principale. Ho fatto in tempo ad ascoltare l'ultimo Luzzi, che conduceva Domenica Sport e che trasmetteva puntualmente l'anticipo della Serie B, fissato per la domenica pomeriggio, dopo la scuola. Ascoltavo quelle gare senza badare più di tanto a chi le giocasse: partiva la sigla ed ecco Ezio Luzzi, non più giovane ma vitale e scanzonato come non mai. Ricordo che fino al 2001 ascoltavo solo di raro i posticipi. Direte: perché mai, dato che molto spesso sono le partite più importanti ad essere giocate in chiusura di giornata? Presto detto: non riuscivo a reggere la tensione emotiva della radio, temevo che prima o poi la mia squadra avrebbe subito un gol. Incredibile ma vero. Poi dal campionato 2001-2002 ho compiuto il grande salto e da allora ascolto la trasmissione in modo sistematico, con approccio addirittura statistico. Per anni ho segnalato quante volte un determinato radiocronista seguiva quella squadra, in quali stadi si recasse più spesso etc. Nomi nuovi o emergenti. Delfino, Orlando, Bisantis, Scaramuzzino ma anche granitiche certezze, in primis quella di Alfredo Provenzali. La curiosità maggiore era per i corrispondenti: le occasioni nelle quali commentavano le grandi squadre erano imperdibili. Ancora, le volte che andavano in "trasferta", allontanandosi dalle loro regioni per seguire squadre diverse dal solito. La sadica soddisfazione nel sentirli annunciare un gol subito dalla squadra che commentavano abitualmente, o una sconfitta della stessa. Soddisfazione perversa che si ripeteva con i grandi nomi, nel caso in cui avessi saputo qual'era la lro squadra preferita. Sì, perché abbinare la squadra al radiocronista è inveterata abitudine, ed io non faccio eccezione. La sorpresa nel caso in cui il radiocronista inviato a quella gara fosse stato diverso da quello ipotizzato, ché sarebbe servito uno psicologo. Le ultime giornate di campionato, e qui ogni commento è superfluo: addirittura le registravo! 5 maggio 2002, la mente vola sempre più in alto...da una tela bianca, un capolavoro assoluto.
Dulcis in fundo, il boato: col tempo ho imparato a riconoscere lo stadio nel quale si era realizzato un gol. Ascoltare Tutto il calcio prescinde dall'impegno della mia squadra del cuore, lo ascolto per l'adrenalina e l'affastellamento di emozioni che trasmette, roba da flusso di coscienza. Anche se trasmettessero le gare di seconda categoria, sarei all'ascolto. Non solo solo i risultati a contare, ma la poesia, come avrebbero detto i vecchi saggi. Peccato non abbiano potuto ascoltare "la più meritoria delle trasmissioni".
Non ho mai tradito Tutto il calcio. E se qualche volta l'ho fatto, ho sempre rimediato, o perlomeno ci ho provato. In caso contrario, scusa Ameri! 50 di questi anni, vecchio mio!

Francesco Del Giudice

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